L’NBA celebra la sua storia con le divise City Edition

Da quattro stagioni, l’NBA ha deciso di dare la possibilità alle franchigie di creare una quarta divisa, chiamata City Edition. Una decisione mirata principalmente a dare ai fruitori del merchandising una scelta in più, vista la bassa frequenza di restyling per le tre divise di base.

Affrontiamo un piccolo viaggio attraverso le canotte più interessanti di quest’annata e i momenti delle rispettive squadre. Partiamo dai Milwaukee Bucks, appesantiti dalla responsabilità di portare l’anello sulle dita. Giannis Antetokounmpo è ormai simbolo della lega, ma la squadra di Coach Budenholzer deve dimostrare di non dipendere troppo dal greco. Punta a farlo grazie ad un’identità di gioco ben definita e un gruppo di comprimari di lusso che conta, tra gli altri, DeMarcus Cousins e Khris Middleton. L’asticella è alta, ma per ora i campioni in carica rimangono nel pool dei favoriti al titolo. La divisa, sobria, si discosta poco da quella bianca principale, se non per il font e per gli splendidi inserti laterali in verde-viola.

Elementi iconici delle divise retrò anche per Atlanta Hawks e Dallas Mavericks, in un momento in cui entrambe le franchigie vantano un roster giovane e ricco di aspettative. Sono i team di Trae Young e Luka Doncic, futuri simboli della NBA, sempre più dominanti e sempre più opposti l’uno all’altro.
Da un lato l’americano, perennemente impegnato a smentire chi lo vuole non all’altezza di guidare una franchigia come superstar, deciso come l’aquila old school che svetta sul giallo della sua divisa. Dall’altra lo sloveno, erede in tutto e per tutto di Dirk Nowitzki, che vede avvicinarsi sempre di più il momento in cui gli verrà chiesto di riportare il titolo in Texas. Proprio l’ultimo trionfo del 2011 è una delle pietre miliari della franchigia scelte per il Moments Mixtape che compone la divisa: sei dettagli diversi da sei divise iconiche per la storia dei Mavs.

Da squadre che spolverano vecchi simboli per accompagnare giovani campioni, a chi non rischia e dal punto di vista dello stile resta nell’anonimato. Boston Celtics e Detroit Pistons presentano una sorta di minestra riscaldata, che non rende onore allo status delle franchigie all’interno della lega. Poca voglia di tentare una grafica innovativa per entrambi i team: i 17 volte campioni si presentano nel classico verde a lottare per riuscire a conquistare i play-in, mentre il rosso di Motor City accompagna i Pistons in pieno rebuilding attorno al talento di Cade Cunningham.

E vicino a Detroit troviamo invece una squadra che di speranza e solidità ne ha eccome, e sogna gloria già assaporata: i Chicago Bulls. La divisa di LaVine e compagni pecca di originalità, ma è pregna di significato. Una squadra giovane e affamata, che scende in campo con lo stile dell’anno da rookie di Micheal Jordan. La speranza è quella di aprire un ciclo anche solo minimamente paragonabile a quello del doppio three-peat degli anni ’90.

Se sulla sponda dei grandi laghi la speranza di rivedere una squadra dominante è tanta, a San Francisco il discorso è inverso. Nei Golden State Warriors c’è un fenomeno assoluto che si chiama Steph Curry, che a suon di record è tornato a cannibalizzare la lega come solo lui sa fare. Oggi gioca con una divisa che richiama un periodo in cui Golden State non era una dinastia di fenomeni ma una squadra ricca di giovani saette, le stesse che si stagliano sui lati della canotta. Ad aumentare il feeling nostalgico, il grafico dei californiani ha inserito una goccia d’acqua sulla divisa, per onorare gli Splash Brothers, oramai prossimi al ritorno sul parquet insieme.

I progetti più originali, invece, sono sicuramente quelli di Miami e Charlotte. Gli Heat hanno optato per una divisa collage: base nera con personalizzazione dello stesso giocatore per lo stile grafico del numero di maglia, una decisione unica e per certi versi curiosa in NBA. La scritta MIAMI costruita tramite frammenti di divise ioniche della franchigia è già oggetto di culto, e accompagna un team fresco e dinamico, quasi credibile contender per il titolo grazie alla crescita del blocco di giovani e all’inserimento di Kyle Lowry.

Charlotte invece sceglie di discostarsi molto dalle altre divise della franchigia e porta una trama molto originale, con tanti riferimenti alla città. Il team di Jordan è giovane ed esplosivo come LaMelo Ball, il ROTY che schiaccia con indosso una divisa verde acqua a gradiente incorniciata da un template a nido d’ape. La squadra è ancora troppo acerba per ambire a grandi traguardi, ma resta un avversario difficile da battere.

Ci sono molte altre canotte su cui si potrebbe aprire un discorso, come quelle di Lakers e Rockets che richiamano un periodo d’oro delle franchigie lontano dalle difficoltà attuali per entrambe. In generale, la via più utilizzata dai creativi per realizzare le City Edition è quella di puntare sui richiami storici, e il loro successo è dovuto anche a questa volontà.

Ciò che sembra rimanere, però, è una scarsa voglia di innovazione: si può riscontrare solo in pochi progetti una rottura con il classico ed una spinta alla modernità. Per la lega forse più avanguardistica del pianeta, questa sembra un’occasione persa per dare un’ulteriore abbrivio, anche estetico, al rinnovamento già in atto da anni a tutti i livelli.

Nella stagione del 75esimo anniversario, però, la NBA ha deciso di celebrare la sua gloriosa storia e i suoi momenti più iconici, e i dati stellari sui ricavi generati dalle divise speciali sembrano dargli ragione.

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