Il Partito dell’Artista scende in campo: terremoto al Quirinale

Scendo in campo perché la politica italiana è una cosa seria”.

Così inizia un tweet di Fedez pubblicato il 15 novembre 2021, cinque giorni dopo il boom mediatico scatenatosi dopo che la La società Zdf Srl, che fa capo all’artista, ha registrato un dominio inattivo con il nome di “Fedezelezioni2023.it”.

Ovviamente dal nome in molti hanno pensato e creduto ad un’effettiva candidatura da parte del rapper alle prossime elezioni, e per qualche giorno non si è parlato d’altro: politici e critici non hanno omesso la loro opinione a riguardo, arrivando addirittura a chiedere un confronto con il presunto candidato. C’è anche chi lo ha chiamato populista; ma perché tutta questa preoccupazione da parte delle classi politiche?

Analizziamo innanzitutto il fattore voti: Fedez e la moglie Chiara Ferragni vantano circa 38 milioni di follower sui vari social, alle ultime elezioni politiche, del 2018, hanno votato meno di 34 milioni di persone; vien da sé che il bacino di elettori è potenzialmente altissimo, senza contare i radicali astensionisti che si precipitano alle urne ogni qualvolta un nuovo partito si fa portavoce del malcontento di turno.

Se invece ci si sposta sul lato più umano della questione, nell’ultimo periodo il rapper si è dimostrato molto interessato alle tematiche riguardanti i diritti civili, e forse è proprio per questo che ha fatto tremare più di qualche poltrona in parlamento. Se c’è un gap generazionale nella politica italiana, e l’affossamento del DDL Zan lo ha dimostrato, riguarda proprio la salvaguardia dei diritti del cittadino, chiunque esso sia: c’è un vuoto di rappresentanza che il partito dell’artista potrebbe colmare.

Consideriamo anche l’evoluzione delle modalità di voto: ormai basta un click per firmare referendum o per esprimere il proprio consenso verso qualcosa. Fedez potrebbe inaugurare la stramba figura del politico-influencer, capace di utilizzare il web e i nuovi media in maniera molto più efficace rispetto agli attuali esponenti della vita pubblica.

Insomma, il PdA va forte; peccato che non esista.
Nel giro di pochi giorni, infatti, si è rivelata solo una mossa promozionale per il suo nuovo album Disumano.

A ciascuno il suo”, diceva Pirandello, mentre Platone sosteneva che “è importante che di politica si occupi chi ha le competenze per farlo”. La politica, però, è cittadinanza attiva ed è giusto che chiunque si voglia interessare ad essa o provare a farne parte non venga giudicato aprioristicamente.

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