La questione J.K. Rowling

Il primo gennaio Harry Potter 20th anniversary: Return to Hogwarts è sbarcato su Sky e Now Tv, e con esso sono divampate le polemiche e le critiche riguardanti J. K. Rowling, l’autrice della saga che oggi è parte dell’immaginario collettivo. Rowling infatti è stata la grande assente di questo prodotto (escluse alcune clip di repertorio), e, sebbene sia stato confermato al magazine Entertainment Weekly che l’autrice abbia ricevuto e rifiutato l’invito, questo non le ha impedito di tornare al centro del dibattito pubblico.

Le radici di questo dibattito nascono qualche anno fa, quando l’iscrizione di Rowling a Twitter rivela una parte di lei che non conoscevamo. Ripercorrendo in breve le tappe della sua discesa troviamo i primi like a tweet neanche così velatamente transfobici (in cui per esempio vengono chiamate le donne trans “pervertite” e con il “fetish per l’oppressione femminile”) fino al suo supporto a Maya Forstater, licenziata per aver pubblicato tweet discriminatori, sempre nei confronti delle persone trans. Durante tutto il processo di Forstater, Rowling si è dichiarata più volte completamente dalla sua parte, in quanto ingiustamente licenziata per aver semplicemente detto che “il sesso è reale e biologico” (spoiler: nessuna delle due ha mai detto semplicemente questo). Infine abbiamo il terrore per l’utilizzo dell’espressione “persone che hanno le mestruazioni”, perché spersonalizzante per le donne; e l’invettiva contro il governo scozzese per aver emanato una legge che permette ad una persona con un pene che si identifica come donna che commette violenza sessuale, di essere riconosciuta come tale.

Per comprendere al meglio il motivo per cui tutte queste posizioni siano discriminatorie, è bene riferirsi direttamente alle sue parole, riportate nella lettera che pubblica sul suo sito il 10 Giugno 2020.
Rowling decide di non attendere e di tirare dritto verso il  caso Forstater: secondo lei, il tribunale ha deliberato che “il sesso non è determinato dalla biologia”.  Infatti, l’identità di genere è una questione molto più complessa e sfaccettata del sesso che ci viene assegnato alla nascita (di solito completamente dipendete dai genitali). La biologia non tratta dell’identità di genere da un punto di vista psicologico, ma descrive il funzionamento degli organi genitali, delle differenze ormonali o di qualsiasi altro tipo che possono esistere tra un corpo con un pene e uno con una vagina. Nulla di tutto questo definisce l’identità di genere di una persona. Insomma, partiamo già male.

Prosegue riportando brevemente che il suo interesse per “il dibattito sul concetto di identità di genere” nasce in ambito professionale per la scrittura di un nuovo personaggio, studio che la ha portata a lasciare i due like a tweet transfobici e alla sua successiva “cancellazione”, intesa come sociale, da parte degli utenti di Twitter. Cancellazione che l’ha portata a scrivere sul suo blog una lettera infinita, ad essere intervistata milioni di volte, a continuare a scrivere libri e ad essere sui titoli di tutti i giornali anche quando non è presente in un progetto riguardante Harry Potter. Cancellazione pericolosissima. Per quanto sia stata ricoperta di insulti (azione deprecabile e completamente inutile), coprire tutte le critiche che le sono state mosse con i soli messaggi pieni di rabbia è solo un modo per nascondere le falle del discorso che sta portando avanti.
Infatti la sua posizione è quella sostenuta dalle cosiddette TERF (Trans Exclusionary Radical Femists), definizione che lei rifiuta, ma in cui rientra nel momento in cui riporta le ragioni per cui ha paura dell’attuale “attivismo trans”.

  • L’attivismo trans sta tentando di eliminare la definizione legale di sesso rimpiazzandola con il genere.
  • L’effetto che ha sui bambini.
  • Lei è a favore della libertà di pensiero, al contrario dellɜ attivistɜ trans.
  • L’enorme aumento del numero di donne che vogliono procedere con la transizione e delle detransizioni.
  • È stata vittima di violenza sessuale.

Peccato che nessuno stia cercando di eliminare la definizione legale di sesso. Semplicemente è sempre meglio riferirsi ad una persona con il genere in cui si riconosce e non con il sesso assegnato alla nascita. Ove necessario, sia in ambito legale che medico, ad esempio, si cercano di usare le espressioni che Rowling tirerà in ballo più avanti, come “persone con pene/vagina” o “persone che hanno le mestruazioni”. Sebbene queste espressioni la spaventino molto perché secondo lei spersonalizzanti e nate dalla paura di usare la parola donna, in realtà nascono dalla volontà di includere nei discorsi anche persone trans non operate e riconoscerne quindi la validità. In breve si sta cercando di non usare “uomo” o “donna”, quando in realtà ci si sta riferendo ai genitali. Il secondo e il terzo punto sono semplicemente dei cavalli di battaglia di chi vuole discriminare senza dirlo, tirando in ballo i bambini, come se non esistessero bambini trans, ma lo si diventasse magicamente al compimento della maggiore età. Il quarto punto è presentato senza nessun dato a supporto, per cui lascia il tempo che trova. Per quanto riguarda l’ultimo punto, sembra solo un tentativo di spostare il focus del discorso su qualcosa di altrettanto grave ma completamente separato dal punto centrale. Il tentativo di Rowling è arrivare ad affermare che “le donne trans siano al sicuro”, ma non che questo metta le “donne di nascita meno al sicuro”. Il modo in cui da una cosa derivi l’altra è totalmente oscuro al lettore.

Anzi, sembra voler nascondere la realtà dei fatti. Come riportato da Transgender Europe, le persone trans tendenzialmente vivono le situazioni più difficili in tutti i contesti (lavorativo, sociale, in famiglia) e sono più in pericolo anche delle altre persone della comunità LGBTQIA+. Infatti, sono ben 375 persone trans uccise nel 2021, di cui più del 90% sono donne trans.
La parte finale di questa lettera contiene il commento alla legge scozzese prima citata (secondo Rowling sarebbero tantissimi di uomini pronti a dichiararsi donne trans, come se questo modificasse la condanna), citazioni decontestualizzate di Simone De Beauvoir, e ancora paragrafi interi su come abbia paura che il “nuovo attivismo trans” possa danneggiare le “donne biologiche”. Ci tiene anche a precisare che le cosiddette TERF, in realtà, non odiano le persone trans, ma addirittura includono tra di loro uomini trans. Questa affermazione sembra una versione aggiornata del “ho tanti amici gay”, e nasconde il fatto che tendenzialmente le femministe radicali (vedi Arcilesbica) includono uomini trans per il semplice fatto che li riconoscono come “donne biologiche”. Cioè sono transfobiche.

 

Ma allora come ci poniamo nei confronti di Rowling e, soprattutto, delle sue opere?
Per quanto vada riconosciuto che un’opera come Harry Potter appartenga ormai più allɜ lettorɜ che alla sua autrice, non possiamo negare che comprare nuovi libri o vedere nuovi film non sia un atto neutro, in quanto contribuisce a dare potere, sia economico che sociale, ad una persona che lo userà per toglierne ad altrɜ. E non si tratta di cancel culture, ma di ragionare sul fatto che ogni nostra azione ha degli effetti, sebbene indiretti, anche sulle persone discriminate.
Questo vuol dire cancellare Harry Potter dalle nostre vite? No, non avrebbe senso privarci di qualcosa che ha segnato la nostra infanzia e la nostra crescita. Si tratta di riflettere di più nel momento in cui si sta per comprare l’ennesimo gadget del merchandising ufficiale o nel momento in cui si vuole dare visibilità all’autrice.

In conclusione, facciamo attenzione a come utilizziamo i nostri soldi, e a come verranno utilizzati da chi li riceve. Ogni euro in mano a Rowling può invece arrivare ad unɜ autorɜ trans e in questo modo contribuire ad un piccolo cambiamento in questa società, a creare nuovi spazi per chi non li aveva prima.
Non fidiamoci di chi ha paura che i diritti di altrɜ possano privarlɜ dei propri, e soprattutto, di chi invece di argomentare, inserisce citazioni completamente senza contesto.

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