MJ Rodriguez e il primo Golden Globe per la comunità trans

Il 10 Gennaio 2022 in un silenzio assordante è stato raggiunto, con ingiustificato ritardo, un traguardo che va festeggiato: il primo Golden Globe assegnato ad una attrice transgender. Parliamo del premio come migliore attrice protagonista in una serie drammatica, assegnato a MJ Rodriguez per l’interpretazione di Blanca Evangelista in Pose.

La 79° Edizione dei Golden Globe si è svolta particolarmente in sordina: niente riflettori e nemmeno una diretta da seguire a causa della Covid-19 e di molte polemiche avanzate da quotidiani americani su questioni etiche e accuse di corruzione rivolte alla HFPA (Hollywood Foreign Press Association). Fino all’anno scorso tutti i membri della giuria dei Golden Globe, ottantotto per la precisione, erano uomini bianchi, anziani e conservatori acclamati. L’associazione di giornalisti ha avviato dal 2021 una vera e propria rivoluzione che prova a portare i Golden Globe e le sue idee sul cinema in un mondo sempre più inclusivo, internazionale e dinamico. L’assegnazione del premio a MJ Rodriguez è un primo segnale di questo processo.

Golden Globe 2022: nell’occhio del ciclone

Pose è destinato ad entrare nella storia come la prima serie con un cast per la maggioranza transgender e non bianco. Cerca di far rivivere l’epoca d’oro della ball culture[1] nella New York degli anni ’80 e ’90, sottolineando il forte senso di identità e comunità che si è creato all’interno della comunità black LGBTQIA+ del tempo, fondato su un’idea trasversale e alternativa di famiglia, sintetizzata nelle “Houses”, dirette da “madri”. In un mix di melodramma, commedia e musical, Pose supera da una parte i cliché mainstream con personaggi emotivamente intensi, dall’altra si incarica di raccontare l’esistenza difficile e oppressa delle persone marginalizzate, fatta di discriminazione, violenza, invisibilizzazione e AIDS. MJ Rodriguez, nel ruolo di Blanca, dopo essere stata accolta dalla vezzosa e impassibile madre Elektra, fonda la sua “House”, accogliendo Angel, fragile sex worker, Damon, aspirante ballerino e altrз giovanз senzatetto.

Michaela Antonia Jaé Rodriguez, inizia a recitare in adolescenza sognando di poter diventare un’attrice. Nel 2016 fa coming out come donna trans e annuncia che avrebbe voluto recitare solo in ruoli femminili, e nel 2017 arrivano le audizioni per Pose. Oggi l’attrice torna a ribadire quel suo desiderio. Dichiara al Guardian: «Quando continui a leggere ‘Lei è la prima interprete trans a fare questo’, ‘è la prima donna trans ad essere nominata per quello’, ti chiedi come le persone inizino a percepirti. Mi piacerebbe che la mia transessualità non fosse sempre il principale motivo per cui sono celebrata». Ovviamente MJ riconosce il suo ruolo come rappresentate di una comunità che troppo spesso è stata messa ai margini tanto da scrivere su Instagram, nel messaggio di festeggiamento del riconoscimento appena ricevuto «Ai miei giovani amici LGBTQAI dico: siamo qui» e continua «la porta ora è aperta, adesso raggiungete le stelle!!!!!».

Le dichiarazioni di Rodriguez sottolineano un problema che purtroppo è ancora molto presente nel panorama cinematografico, ossia ingaggiare attori transgender solamente per personaggi transgender. Se guardiamo al passato la situazione attuale è un traguardo importante, in quanto fino a pochi anni fa personaggi che affrontavano una transizione nei copioni, venivano interpretati da attori cisgender e solitamente bianchi, vedi Jeffrey Tambor nella serie di Amazon Prime Transparent e Eddie Redmayne in The Danish Girl, premiati anche dalla critica rispettivamente con un Emmy e candidatura agli Oscar. Ovviamente questa scelta non rappresentava la realtà, non trasmette la forza emotiva che solo chi ha vissuto una transizione può trasmettere, in definitiva non rappresentava la comunità LGBTQIA+. Inoltre la scelta di far interpretare personaggi trans ad attorз cisgender, contribuisce a togliere spazio e possibilità lavorative ad attorз trans, in una società che di per sé non crea strade per chi appartiene a comunità marginalizzate.  Gradualmente si è arrivati a vedere pellicole con protagonisti della transizione sia sul set che fuori, con tutto l’apporto emotivo che questo permette di aggiungere al film o alla serie tv. Oggi però è arrivato il momento di un ulteriore passo in avanti. Il cinema e la televisione devono evolversi insieme alla società e domandare allз attorз stessз con quale genere si identificano, sempre che lo facciano. Ne parlava nelle conclusioni dell’articolo “Schwa e linguaggio inclusivo: tra criticità e nuove rappresentazioni” Lorella Farruku. L’inclusività e la battaglia contro i pregiudizi si giocano attraverso il rispetto delle diversità, delle persone e nella maggior parte dei casi basta costruire un dialogo aperto con loro, il cinema non fa eccezione.

[1]Ball culture: Sottocultura LGBT statunitense caratterizzata dalla partecipazione a competizioni dette ball, cioè “balli”. Durante queste competizioni alcuni partecipanti sfilano, altri ballano, altri competono come “drag queen” o “drag king”. Tratto della sottocultura newyorkese degli anni ’80, le ball uniscono uomini e donne omosessuali e persone transgender principalmente afroamericani e ispanici, che sfilavano in drag sfidavano le leggi che vietavano loro di indossare abiti appartenenti al genere opposto. I movimenti delle competizioni sono ispirati alle pose dei modelli fotografati sul periodico mensile Vogue e ai modelli dell’arte egiziana.

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