Metaverso, cambia il mezzo ma non il fine

Dire che il Metaverso concettualmente sia una novità è una bugia. Chi è appassionato di videogame ha ben chiaro da diversi anni cosa sia un universo virtuale in cui ritrovarsi, fare missioni, vagare per mappe infinite. Tra i principali esempi troviamo l’evergreen Minecraft, o il più moderno Fortnite dove Travis Scott ha addirittura organizzato un suo concerto durante il lockdown. A questi si aggiungono le esperienze immersive, con il supporto di un visore di realtà virtuale, fornite da VRChat e Mozilla Hubs. Allora perché si sente un gran vociferare riguardo una rivoluzione in atto?

Mark Zuckerberg, lo scorso 28 ottobre, ha annunciato il lancio del Metaverso da parte della ribattezzata Meta Platform Inc. Questo annuncio è il prodotto di sette anni di lavoro, dieci miliardi di investimenti fatti e diecimila nuove assunzioni. L’ormai ex Facebook Inc. ha puntato tutta la sua forza di fuoco nello sviluppo di una tecnologia che possa unire mondo virtuale, blockchain, NFT, realtà aumentata e virtuale. Se fino ad oggi abbiamo assistito a tentativi di ricreare la realtà in mondi virtuali tramite l’immedesimazione in un avatar che poteva svolgere qualunque attività, ora la tecnologia è pronta per far sì che l’esperienza sia ancora più immersiva, con riscontri strettamente legati al mondo reale.

Facciamo un passo alla volta. Oggi siamo nell’epoca del Web 2.0, ciò significa che chiunque può essere creatore di contenuti su internet e non più semplice spettatore. Basti pensare a Instagram, Youtube, TikTok e tutti gli altri social, massima espressione di una partecipazione attiva di ogni navigatore.

Il limite più grande che negli anni è stato percepito è che questa realtà virtuale nei nostri feed, frutto degli algoritmi, è bidimensionale: piatta, e soprattutto limitata dietro uno schermo.

Il passo successivo, che il Metaverso proverà ad introdurre, consiste nella possibilità di vivere esperienze sentendosi letteralmente in un mondo virtuale, il quale scomparirà una volta tolto il visore di realtà virtuale. La videochiamata non si farà più davanti ad uno schermo ma intorno ad un tavolo virtuale insieme ai propri colleghi; lo shopping non consisterà più nel navigare fra vari siti nella speranza di trovare la taglia giusta, ma si potrà fare in compagnia di amici fra un camerino e un altro provando gli abiti, sicuri che i jeans non stringeranno. Se ieri si guardava la muraglia cinese muovendo un cursore su Google Earth, domani ci si potrà bere una birra comodamente seduti sopra.

Come ha spiegato Sima Sistani, fondatore dell’app di videochat Houseparty: «Se con l’avvento dei social si è iniziato a condividere, insomma, con il metaverso si inizierà a partecipare».

In molti fanno però notare che sul mercato già esistono tecnologie capaci di fare tutto questo, in maniera più o meno soddisfacente. Quale sarebbe allora la grande novità?

La novità è la volontà di costruire una piattaforma dove tutti questi servizi possono incontrarsi e costruire un universo parallelo. Abbiamo una piattaforma e una tecnologia come quella della blockchain che ha fornito valute digitali e certificati di proprietà chiamati NFT, tutto il necessario per costruire ponti tra mondo reale e mondo virtuale. Il Metaverso non sarà propriamente un mondo parallelo come poteva essere la vita sul famoso videogame The Sims, ma avrà molteplici punti di contatto con la realtà. Si potranno fare acquisti attraverso le cryptovalute di beni o servizi tangibili o intangibili (NFT) che entreranno nel nostro patrimonio e che potremo portare da un Metaverso all’altro. E si, sembra che ci saranno più universi virtuali, gestiti da diverse imprese ma con la possibilità di veder riconosciuto il proprio portafoglio (insieme di valute e beni non fungibili) da una piattaforma ad un’altra.

Meta Inc. non è sola nello sviluppo di un Metaverso, anche Microsoft, Apple stanno investendo miliardi di dollari. Ora le domande sono due. Quando tutto questo sarà disponibile sul mercato? Perché i consumatori dovrebbero volere un Metaverso dove andare a lavorare o passare del tempo libero?

Il progetto immaginato da Zuckerberg sarà in fase di sviluppo ancora per diversi anni ed avrà il nome di Horizon Worlds. In compenso iniziano ad essere disponibili delle beta, prototipi di accessibili sia attraverso PC sia tramite visori di realtà virtuale. Uno dei più popolari è Decentraland che consente agli utenti di acquistare appezzamenti di terra virtuale, affittarli o monetizzarli aprendo attività virtuali. Altri esempi sono The Sandbox, Robolox.

Quanto alla seconda domanda, dovremmo parlare di etica e di morale.

Considerando il punto di partenza, ad oggi basta aprire le impostazioni, ed andare nella sezione Gestione digitale per scoprire quanto tempo passiamo sull’attuale mondo virtuale che ben si mischia con la realtà, il nostro smartphone. A ben vedere la novità sarà nel mezzo di fruizione, non tanto nelle attività che svolgeremo. Riunioni, Shopping, Eventi, scrolling infinito: nulla di nuovo, giusto?

Il vero limite al momento è lo strumento necessario per vivere questa esperienza, uno scomodo, pesante e brutto visore per la realtà virtuale. Mark Zuckerberg, in una intervista con Gary Vee, he affermato che in breve tempo verranno sviluppati dei semplici occhiali per accedere al Metaverso ed entro vent’anni saranno forse create delle lenti a contatto.

Ora accendi il visore come accenderesti il tuo smartphone, accedi alla tua realtà virtuale e quando ne hai abbastanza sfilati gli occhiali come bloccheresti lo schermo del tuo telefono.

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