The disruptive technology: blockchain

Charles Darwin scriveva: «Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere ma quella che si adatta meglio al cambiamento».

Quando siamo di fronte ad un cambiamento, dobbiamo essere in grado di adattarci per sopravvivere ed è nostro interesse cogliere quei fenomeni che hanno una portata cosiddetta disruptive. Da un lato rappresentano un nuovo paradigma e dall’altro sono fortemente impattanti per le tecnologie precedenti.

Ed ecco perché oggi è fondamentale capire cos’è la Blockchain Technology, quali sono le sue caratteristiche e quali le sue applicazioni future.

1) Cos’è la blockchain?

La blockchain – letteralmente catena di blocchi – può essere immaginata come un database, il cui obiettivo è quello di permettere alle informazioni digitali di essere registrate e distribuite (ma non modificate) in modo sicuro, decentralizzato e trustless.
L’unicità di questa tecnologia non è tanto da ricercare nel suo scopo, quanto più nelle sue caratteristiche, di cui ora analizzeremo quelle considerate fondamentali.

2) Quali sono le sue caratteristiche principali?

Innanzitutto, analizziamo la tipologia di rete sulla quale è distribuita la blockchain: la rete peer to peer (p2p).
Questo tipo di network può essere pensato come una struttura informatica non gerarchizzata (p2p, infatti, sta per da pari a pari) dove tutti i nodi – i membri della rete – possono svolgere le stesse funzioni ed hanno lo stesso potere.
Una rete dove tutti i server partecipanti hanno la possibilità di svolgere esattamente le medesime funzioni implica l’assenza di soggetti (incluso il creatore) in grado di manipolare la rete, ed è proprio questo che rende il nostro registro decentralizzato da un’entità di controllo centrale.
La blockchain, quindi, è un sistema che non necessita di un’autorità centrale perché le norme che la regolano vengono definite precedentemente nel suo codice e la sua continuità, sempre sotto i dettami del codice, è affidata nelle mani degli user, i nodi.
Parliamo dunque di un’architettura informatica intrinsecamente democratica, costituita esclusivamente da nodi paritari e senza la presenza di uno schema di controllo piramidale.
La catena, infatti, è basata su un protocollo che stabilisce quali sono le azioni che i vari aderenti alla rete possono e non possono compiere (un po’ come internet, decentralizzato e senza un controllo centrale).

Essendo la blockchain un protocollo pubblico, non richiede fiducia da parte degli utilizzatori della rete considerato che, in quanto tale, è in grado di fare solo ciò per cui è stato programmato, rendendo difatti questa tecnologia trustless.
Abbiamo compreso che la blockchain è un sistema decentralizzato,  ma dobbiamo anche chiederci: in assenza di un’entità di controllo centrale, come viene amministrato il registro? Questa domanda ci porta ad individuare un’altra caratteristica significativa ossia la distribuzione, indissolubilmente legata alla protezione e al going concern (continuità) della catena.
Ogni partecipante alla rete possiede una copia del registro ed ogni volta che una nuova transazione viene validata e registrata su di un blocco questa comparirà su ogni sua singola copia. Tutti i server aderenti alla rete sono interconnessi fra loro e responsabili congiuntamente dell’esecuzione e della protezione del protocollo, rendendo la blockchain un sistema simil autogestito. La BC quindi, stringando – dal verbo to string, accordare, intrecciare – i vari server tra loro, permette al registro di essere distribuito  su tutti i nodi aderenti alla rete rendendola praticamente invulnerabile, dal momento che per alterare il protocollo è necessario farlo sul 50% più uno dei server che lo compongono, impresa impossibile a livello computazionale.
Questo ci porta ad individuare l’ultima delle quattro caratteristiche fondanti: l’immutabilità.
L’immutabilità della catena (e quindi di tutte le informazioni registrate su di essa), sostenuta dalle misure crittografiche, elimina qualunque possibilità di corromperla o manometterla, garantendone la preservazione nel tempo e determinandone l’elevato valore.
Nel contesto dell’internet of value (il sistema che permette lo scambio di valore online al pari dell’informazione) la sicurezza regna sovrana come condizione d’esistenza e disporre di un sistema immutabile è assolutamente necessario.

3) Come funziona una blockchain?

Abbiamo capito quindi che la blockchain è un registro digitale di dati immutabile, distribuito, decentralizzato e trustless, ma com’è che funziona in concreto?
La blockchain immagazzina i dati all’interno di gruppi noti come blocchi e, mano a mano che vengono riempiti, li concatena fra loro, andando a formare la nostra blockchain.
I vari dati scambiati sono protetti da una metodologia crittografica, definita asimmetrica, che si basa sull’utilizzo di una coppia di chiavi legate da una funzione matematica (ecco perché CRIPTO-valute). Ogni possessore di attività on-chain, infatti, possiede le sue due chiavi, una pubblica, ovvero l’address, il nostro pseudonimo al quale verranno inviati i dati, ed una privata, la password, con la quale avremo l’accesso esclusivo ai nostri assets.
Quando nuovi dati vengono inseriti, per essere validati (e quindi inseriti nel registro) è necessario che i nodi della rete raggiungano il consenso attraverso singolari modalità, specifiche per i vari tipi di blockchain . In pratica, gli algoritmi di consenso hanno l’obiettivo di far sì che un insieme di nodi concordino circa lo stato complessivo del sistema in ogni istante di tempo. Un algoritmo di consenso (AdC) deve garantire quindi che tutti gli agenti nel sistema possano concordare su una singola fonte di verità, essenziale per garantire la fiducia nel sistema. I due AdC più utilizzati sono la PoW, proof of work, e la PoS, proof of stake, di cui parleremo nel dettaglio in futuro.

I blocchi della catena hanno una capacità di storage limitata e, una volta riempiti dai vari dati, vengono chiusi e linkati al blocco precedente, formando una vera e propria catena di blocchi connotata da una naturale timeline.

La blockchain è dunque un registro decentralizzato basato sul principio della fiducia distribuita che, grazie alla sua innovativa configurazione, non necessita di un terzo potere che ne garantisca l’incorruttibilità perché è la sua stessa natura decentralizzata a tutelarla.

4) Quali sono le sue applicazioni attuali e future?

È arrivato il momento di chiederci quali possono essere i suoi utilizzi.
La naturale, o quanto meno attuale, applicazione è sicuramente lo sviluppo di cryptocurrency, di sistemi di pagamento e di tutte quelle operazioni finanziarie associate a questa macrocategoria, ma in futuro potrebbe espandersi su tutta un’altra serie di settori e industrie.
L’utilizzo di questa tecnologia, ad oggi, potrebbe risultare particolarmente indicato per qualunque tipo di registro, beneficiando della decentralizzazione, della sicurezza e dell’affidabilità della matematica (dalle Borse Valori, ai Pubblici Registri, dai registri sanitari alla comune burocrazia).
Gli orizzonti futuri sono però ben altri, la decentralizzazione e il suo essere intrinsecamente trustless, rendono questa tecnologia potenzialmente rivoluzionaria anche in ambito monetario e fiscale.

Pensare ad un sistema di blockchain, anche più evoluto degli odierni, in grado di gestire il gettito fiscale e/o la supply di moneta in maniera decentralizzata, quindi senza la presenza strutturale di un soggetto in grado di manipolarla, potrebbe rappresentare un precedente per una rivoluzione sistematica.

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