I cattivi non sono cattivi davvero

Fin dalla nostra infanzia, abbiamo imparato a contrapporre la figura che rappresenta il bene, ovvero l’eroe, alla figura che incarna il male, il villain.
L’antieroe è sempre stato rappresentato come un personaggio spregevole, mosso da ideali che trovano la loro realizzazione nella sofferenza degli altri. E se invece il cattivo non fosse davvero tale? Se volesse perseguire un ideale condivisibile?

Negli ultimi anni, si è potuta notare quasi un’inversione di tendenza a riguardo. L’imperatore Palpatine di Star Wars, Sauron de Il Signore Degli Anelli, Voldemort di Harry Potter, Dio Brando di Jojo, Scar del Il Re Leone; tutti loro sono esempi di individui egoisti che agiscono nel puro interesse personale. Vogliono dominare sugli altri per ottenere il controllo sul loro mondo. Certamente sono antieroi iconici e potremmo anche ammettere di provare un senso di ammirazione nei loro confronti.

Effettivamente sono profili carismatici e molto affascinanti. Ultimamente alcuni personaggi si discostano dall’originaria definizione di cattivo; basti pensare a Thanos del Marvel Cinematic Universe. Può davvero essere definito un villain?
Disposto a tutto pur di perseguire i suoi scopi, compreso eliminare fisicamente chi si oppone, sicuramente i suoi mezzi sono discutibili, ma lo sono anche i suoi obiettivi? Il titano pazzo, colui che grazie alle gemme dell’infinito ha eliminato metà delle specie nell’universo per salvarlo, al prezzo di miliardi di vite. Sembra quasi che Thanos abbia riproposto il tema trattato da David Edmonds nella sua opera Uccideresti l’uomo grasso? Il dilemma etico del male minore.

Edmons propone questo dilemma: un carrello ferroviario fuori controllo corre verso cinque uomini che sono legati sui binari: se non sarà fermato li ucciderà tutti e cinque. Vi trovate su un cavalcavia e osservate la scena; tuttavia, un uomo obeso, un estraneo, è in piedi accanto a voi. Se lo spingete facendolo cadere sui binari, il suo corpo riuscirà a fermare il carrello, salvando cinque vite, anche se lui morirà. Uccidereste l’uomo?

Thanos si trova davanti ad un dilemma simile,  prendendo una decisione che potrebbe essere definita utilitaristica.
L’utilitarismo è una corrente filosofica di cui i massimi esponenti sono John Stuart Mill e Jeremy Bentham. I due filosofi affermano che la valutazione morale di un atto è ricondotta alla sua capacità di produrre felicità o piacere, senza alcun riferimento a leggi divine o a presupposti metafisici cui esso avrebbe dovuto conformarsi.
Quindi, seguendo la filosofia utilitaristica, Thanos non fa altro che eseguire un semplice calcolo matematico, arrivando alla conclusione che la metà della popolazione dell’universo sia subordinata alla salvezza dell’universo stesso.

Consideriamo un altro malvagio contemporaneo, Eren Yeager di Attack On Titan. Nelle prime stagioni, Eren viene descritto come un ragazzo gentile ed altruista, sempre pronto ad aiutare gli altri; inoltre è dotato di grande determinazione, che non sfocia mai nella violenza se non per proteggere coloro che ama.

Durante la quarta, però, notiamo un cambiamento significativo. La determinazione rimane, ma assume contorni più oscuri: Eren è disposto a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo, spingendosi anche a uccidere innocenti. Durante questa stagione, ad esempio, ha volutamente attaccato la capitale di Marley e nel farlo ha ucciso deliberatamente tutti coloro che erano presenti al momento della trasformazione, compresa la popolazione civile.

Nell’ultima puntata, il gigante ha dichiarato guerra al mondo intero risvegliando gli altri, imprigionati all’interno delle mura. Egli è intenzionato a utilizzare gli stessi giganti per sterminare gli esseri umani al di fuori delle mura, nel tentativo di proteggere l’isola di Paradis abitata da coloro che ama.

Thanos ed Eren, dunque, sono agli antipodi: antagonista e protagonista. In realtà, però, i due profili sembrano molto più simili di quello che si potrebbe pensare. In un certo senso, il confine netto tra bene e male risulta molto labile, fino quasi a sparire. Le gesta dei due personaggi li svincolano dalle normali logiche positive e negative, fino a lasciarci con una domanda irrisolta: qual è il bivio che divide le due parti?

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