“LGBTQ+ united against Putin”

La tragedia umana che si sta consumando in Ucraina nelle ultime settimane, non ha risparmiato nessunə, tanto meno i membrə della comunità LGBTQ+. Perché la comunità ucraina è in pericolo, e soprattutto, perché il problema non deve essere sottovalutato?

Molti sono gli anni che la comunità ucraina queer ha impiegato per conquistare alcuni dei fondamentali diritti civili: dal 1991 l’omosessualità non è più un reato e dal 2015 è proibita la discriminazione in base all’orientamento sessuale e dell’identità di genere nei luoghi di lavoro.

Sono ancora vietati però il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’adozione da parte di coppie omosessuali; la questione tuttavia viene portata avanti dal Kyiv Pride, che si batte per l’ottenimento di una protezione egualitaria da garantire alla comunità. Questo ci permette di capire che è importante che vengano tutelati i diritti raggiunti nel corso degli anni, nel momento in cui parte un’offensiva geopolitica, chiaramente omotransfobica.

Inutile adottare censure: grazie a una soffiata statunitense è venuta a galla una possibile “lista di obiettivi” del presidente Vladimir Putin, che non ha mai nascosto le sue posizioni conservatrici rispetto alla community LGBTQ+. Il pericolo che incombe sulle minoranze e sulle «popolazioni vulnerabili», ma anche su attivisti e giornalisti, è enorme e deve essere sottolineato, poiché i rischi per questə personə sono elevati. Semmai il regime di Putin dovesse estendersi nel territorio ucraino, cadrebbe ogni conquista fatta fino al giorno d’oggi da parte della comunità ucraina. Il fatto che la zona non abbia mai visto una situazione di pace in cui sviluppare un dialogo aperto con le autorità, rende ancor più temibile la caduta dei diritti umani che Putin ha già messo in atto in Russia.

Matteo Rastelli, creator digitale, ha ricordato tramite un post su Instagram come “siano peggiorate le politiche LGBT+ nelle aree sotto l’influenza russa, specialmente a partire dal 2013, quando il Paese ha approvato la legge sulla “propaganda omosessuale”, con la messa al bando dei Pride e dei contenuti LGBT+, arrestando attiviste e attivisti e alimentando il clima di sospetto e intolleranza.”, ponendo particolare attenzione sul caso della Cecenia.

In Ucraina le risposte non attendono ad arrivare: centinaia di attivistə si sono riunitə per protestare contro l’offensiva di Putin; anche la comunità ucraina LGBTQ+ di tutto il mondo si è unita per dare sostegno a chi si trova in patria.

Chi sta svolgendo un ruolo estremamente coraggioso è il soldato gay ucraino Viktor Pylypenko: reduce della Rivoluzione Maidan del 2014, Pylypenko oggi guida la LGBT Soldiers, un gruppo di oltre 100 persone fra queer e veterani. L’obiettivo è quello di contrastare l’avanzata russa che parte da Ovest e salvare la comunità queer dalla persecuzione di Putin. Pylypenko avendo fatto esperienza di una precedente guerra, sa bene quali sono i trattamenti riservati dalla Russia alle persone facenti parte della comunità LGBTQ+, tra cui torture e veri e propri crimini omofobici.

Una testimonianza ci arriva da Kyrylo Samozdra, giovane content creator e attivista pro LGBTQ+ ucraino, il quale nel 2020 è stato interrogato e molestato dalle autorità russe per il suo lavoro di sensibilizzazione alle tematiche arcobaleno. Dopo essere fuggito a Kiev, Samozdra si trasferisce a Lviv (città occidentale dell’Ucraina), dove le esplosioni si sentono copiose da quando la Russia ha aperto i fuochi.

In un’intervista per Gay City News Samozdra dice che «è stato difficile quando eravamo appena arrivati in treno. Non abbiamo dormito per 30 ore e siamo stati costretti a sederci nel seminterrato, ma ora sembra essere tutto più tranquillo. Con i miei conoscenti queer ci scambiavamo notizie, ci aiutavamo e ci confortavamo a vicenda. Vedo questa guerra come una guerra disumana. Sono solo felice che il mondo intero si sia unito contro Putin e stia aiutando l’Ucraina.».

Un altro problema che può essere riscontrato dalle comunità marginalizzate, sorge nel momento in cui si cerca salvezza nei paesi confinanti ritenuti “più sicuri”, come l’Ungheria e la Polonia; l’accoglienza però non è così friendly nei confronti delle personə queer, che sono costrettə a fingersi eterosessuali per valicare i confini. Mentire sulla propria identità non è possibile invece per le persone transgender, che oltre a subire pesanti complicanze con i documenti, devono anche valutare se la fuga verso un altro paese sia la scelta migliore. Questo perché «non riescono a reperire i medicinali per le terapie ormonali, che sono di difficile reperibilità nei paesi di prima accoglienza».

Vivere in Ucraina in un momento così critico, richiede una solidarietà nazionale non indifferente, soprattutto se l’impatto omotransfobico potrebbe accrescere, istigato dalla violenza e dalla repressione premeditata. Ma nessuno ha intenzione di arrendersi e i civilə rimastə in patria continueranno a combattere per i loro diritti, a prescindere dalla loro identità di genere o dall’orientamento sessuale.

Noi non possiamo fare altro che continuare a supportare la comunità LGBTQ+ ed informarci per rimanere aggiornati su ciò che sta accadendo.

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