PUPILLI – Karim Benzema è il prototipo dell’attaccante moderno

É l’estate 2009 e il Real Madrid sta vivendo una fase di profonda ricostruzione quando Florentino Perez si presenta in casa del capocannoniere dell’ultima Ligue 1: «Quando ti innamori di qualcuno, di una ragazza, la vai a prendere a casa. E così feci con Karim. Avevo molto interesse che venisse al Real Madrid». Fallito il primo esperimento e dopo tre anni di interregno, Perez decise di ri-alimentare le manie di grandezza del club più nobile del mondo con una seconda generazione di Galacticos. Nel corso di quella campagna acquisti faraonica, alla corte di Manuel Pellegrini arrivarono, tra gli altri, Kakà e Cristiano Ronaldo, campioni d’Europa e del mondo con Milan e Manchester United nelle due stagioni appena terminate e detentori degli ultimi due palloni d’oro.

È nel mezzo di questa caccia al campione che inizia la storia di Karim The Dream con il Real Madrid. Nel 2009 ha soltanto 21 anni ma ha già fatto innamorare Lione e l’Europa calcistica: segna tanto – 66 gol in 148 partite giocando spesso da esterno o seconda punta -, domina con l’OL e vince quattro campionati di fila. Il primo Benzema è dappertutto perché ha un ventaglio di soluzioni talmente ampio da risultare quasi oltraggioso: colpi di tacco, controlli impossibili, dribbling nello stretto e progressioni irresistibili (qualcuno ha detto: “Ronaldo il Fenomeno”?). Legge il gioco in anticipo e dà l’impressione di poter calamitare a sé tutti i palloni che arrivano nella sua orbita, anche quelli che sembrano ingestibili. Prodromi di un fuoriclasse che ha cambiato il modo di intendere il ruolo di numero nove: la chiamata del Real è stata soltanto la logica conseguenza.

Fast-forward al 2022: la tripletta con cui ha annientato il PSG dei fenomeni regalandosi una serie di record personali, e permettendo al Real di approdare ai quarti di Champions League ha chiarito anche i dubbi dei più scettici. A 34 anni suonati l’Étoile Benzema appartiene all’olimpo degli attaccanti più forti della storia del calcio, perché nessuno è riuscito ad essere così longevo. Carlo Ancelotti lo aveva anche candidato per il Pallone d’Oro, dopo un’altra stagione da trascinatore: “Karim ha ancora tempo per vincerlo, anche perché non credo proprio che questa sarà la sua ultima stagione. È come il vino: più invecchia, più migliora”. Eppure la critica non è sempre stata clemente con lui, soprattutto nei momenti meno brillanti della sua esperienza madrilena.

Benzema ha dovuto convincere tutti: si è conquistato un posto da titolare fisso vincendo il duello con Higuain e ha dovuto prima sopportare e poi scacciare l’ombra di Cristiano Ronaldo, a cui è legato da un bel rapporto d’amicizia. Grazie all’innata capacità di legare il gioco e di agire con efficacia in qualsiasi zona del campo, è sempre stato il centro di gravità di una squadra stellare, ma ha dovuto sacrificare qualche notte da re sull’altare dell’altro spietato campione con la maglia numero 7. E questo, al Bernabeu, non gliel’hanno sempre perdonato.

1, 100, 200 e 300 gol di Benzema col Real. Ce ne fosse uno brutto…

Benzema con Ronaldo come Pippen con Jordan. The dream ha dimostrato che si può passare alla storia anche da numero due, che per arrivare sul tetto del mondo qualche volta bisogna scendere a compromessi e accettare di essere il gregario più elegante della storia. A differenza di Pippen, che non è mai riuscito ad imporsi come trascinatore senza Jordan, dall’addio di Ronaldo, Benzema si è caricato i blancos sulle spalle dando il via ad un personalissimo One Man Show, culminato in questa stagione da record.

Nell’annata in corso ha già messo a referto 30 gol e 12 assist in 33 partite, ha raggiunto il traguardo delle 300 marcature con le merengues e – nella notte in cui ha spazzato via il PSG – è riuscito a superare una leggenda come Alfredo Di Stefano nella classifica dei migliori marcatori del club.

Secondo qualcuno la media gol dei primi anni in maglia blanca non era sufficiente, come se quella sconfinata ma mai leziosa bellezza non valesse da sola il prezzo del biglietto. Ora le critiche subite nei primissimi anni a Madrid non sono che un lontano ricordo. “Non è cambiato minimamente, mantiene la sua umiltà e gioca al meglio. Non è cambiato nulla, sono cambiati gli occhi di quelli che lo guardano e lo vedono più leader. Il suo atteggiamento, con noi, è sempre lo stesso, ma gli altri lo vedono in maniera diversa rispetto a sei anni fa” ha spiegato Ancelotti un paio di mesi fa. Tradotto: vi piaccia o no, è sempre stato un fuoriclasse, anche quando subiva critiche immeritate.

La barba di Benzema è cresciuta proporzionalmente ai gol realizzati col Real

Se non vi basta un palmares con 28 trofei, se neanche più di quattrocento gol in carriera e circa duecento assist (DUECENTO ASSIST!) vi hanno convinti dello strapotere tecnico del francese, fatevi un favore: cliccate su questo link e godetevi uno sconfinato repertorio di giocate visionarie. Qualcuno lo ha paragonato a Ronaldo il Fenomeno per la tecnica in velocità e per la capacità di spostare il pallone in qualsiasi momento, ma la verità è che Karim Benzema è un calciatore unico nel suo genere. Karim Benzema è il prototipo dell’attaccante moderno. 

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