Disney non sempre racconta favole

Nelle ultime settimane Disney si è trovata nel mezzo di un fuoco incrociato rispetto ad un tema delicato come il supporto alla comunità LGBTQ+. La storica casa di produzione di lungometraggi animati è stata accusata di non aver fatto dichiarazioni pubbliche rispetto al nuovo disegno di legge – soprannominato dall’opposizione «Don’t Say Gay» – proposto in Florida dai conservatori.
Ad incrinare ulteriormente i rapporti sembrano esserci delle donazioni effettuate dall’azienda a sostenitori della proposta normativa. Prontamente il neo-CEO Bob Chapek, ha espresso
«l’incrollabile impegno della Diskey nei confronti della comunità LBGTQIA+» in un’e-mail aziendale interna arrivata alle cronache grazie al magazine Variety.

«In termini di comunità, siamo e continueremo a essere leader nel supportare le organizzazioni che difendono la diversità», si legge nel promemoria. «Nel 2021 abbiamo fornito quasi 3 milioni di dollari per sostenere il lavoro delle organizzazioni LGBTQIA+. Abbiamo una lunga storia nel supportare eventi importanti come le parate del Pride». La normativa, più ufficialmente intitolata Diritti dei genitori nell’istruzione, cerca di limitare la discussione sull’orientamento sessuale e l’identità di genere con i bambini delle scuole pubbliche, in particolare dalla scuola materna alla terza elementare.

Il testo del disegno di legge, che è stato depositato l’11 gennaio dal rappresentante statale Joe Harding, Repubblicano, stabilisce che «l’istruzione in aula da parte del personale scolastico o di terzi sull’orientamento sessuale o l’identità di genere non può avvenire all’asilo fino al grado 3 o in modo non adeguato all’età o allo sviluppo». Sia l’opposizione che la stampa hanno evidenziato la vaghezza di queste parole, sottolineando quanto sia pericolosa una norma così generica.

Il disegno di legge autorizza anche i genitori a citare in giudizio le scuole e gli insegnanti che violano questo divieto, fornendo dunque un’arma ai genitori della Florida per opporsi ai programmi di studio dei loro figli. 

Il testo finale del disegno di legge richiede alle scuole di informare i genitori «se c’è un cambiamento nei servizi o nel monitoraggio dello studente relativo alla salute o al benessere mentale, emotivo o fisico dello studente».
Uno studente che si dichiara transgender o non binario chiamerebbe a sé modifiche ai
«servizi e monitoraggio», come la modifica del sesso dello studente nei registri scolastici o l’uso di pronomi diversi in classe, e potrebbe quindi rientrare in questa definizione.

La normativa, tuttavia, include una clausola che consente alle scuole di «tenere segrete tali informazioni ai genitori» quando esiste il rischio di «abuso o abbandono».

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Dopo aver introdotto il disegno di legge si può meglio capire il motivo dell’indignazione di una parte dell’opinione pubblica e in primis degli stessi dipendenti dell’azienda. Ad alimentare il timore che ai vertici della Disney ci siano ancora dei pregiudizi nei confronti della comunità LGBTQIA+ ci sono delle dichiarazioni attribuite a dei dipendenti della Pixar che lamentano numerosi tagli da parte dei quadri dello studio di animazione nei riguardi di «quasi ogni momento di affetto apertamente gay» presente nelle pellicole.

A dimostrazione di questo atteggiamento restio ci sono i fatti. Ad oggi, la Pixar ha incluso solo una piccola manciata di personaggi LGBTQIA+ nei suoi lungometraggi.
La lettera dei dipendenti chiede anche alla Disney di ritirare il sostegno finanziario a tutte le parti che hanno sostenuto il disegno di legge e di «prendere una posizione pubblica decisiva» contro la legislazione e progetti di legge simili in altre parti del paese.

Questa fa anche riferimento ai commenti di Chapek durante l’ultima assemblea degli azionisti della società, quando il CEO ha parlato pubblicamente per la prima volta dell’opposizione della Disney al disegno di legge, dopo aver resistito alle critiche diffuse per la sua gestione della questione. Ha annunciato che la società avrebbe impegnato cinque milioni di dollari alla Campagna per i diritti umani e ad altre organizzazioni per i diritti LGBTQIA+ e ha detto che incontrerà il governatore della Florida Ron DeSantis per discutere delle preoccupazioni della Disney sulla legislazione.

«Non voglio che nessuno confonda la mancanza di una dichiarazione per la mancanza di supporto. Condividiamo tutti lo stesso obiettivo di un mondo più tollerante e rispettoso. Dove possiamo differire è nelle tattiche per arrivarci. E poiché questa lotta è molto più grande di qualsiasi legge in qualsiasi stato, credo che il modo migliore per la nostra azienda di apportare un cambiamento duraturo sia attraverso i contenuti stimolanti che produciamo, la cultura di accoglienza che creiamo e le diverse organizzazioni comunitarie che supportiamo».

Parole che al momento perdono di credibilità se confrontate con la povertà del catalogo disney in termini di inclusione, tematiche di genere e vicinanza alla comunità queer. Al momento non si può che constatare un cambio di passo con l’insediamento del nuovo CEO, sia nell’ammontare di finanziamenti accordati ad organizzazioni a supporto delle battaglie LGBTQIA+, sia di attenzione nei confronti dei dipendenti. Si può confidare nelle parole di Chapek quando dice che il ruolo della Disney sia «apportare un cambiamento duraturo […] attraverso i contenuti».

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