Nessuno per la Siria

Il 15 marzo del 2011 inizia la crisi siriana: il frutto delle proteste interne alla primavera araba. Il popolo scese in piazza manifestando pacificamente, chiedendo l’eliminazione della struttura monopartitica e le dimissioni del presidente Bashar al-Assad. Il governo, di tutta risposta, mise fine ai tumulti con la violenza, dando vita ad una guerra civile. In poco tempo il conflitto prese una piega irrecuperabile, vennero alla luce diverse fazioni, mosse principalmente dalle varie correnti religiose di impronta musulmana presenti in medio oriente.

La guerra in Siria ebbe un enorme impatto a livello internazionale, tanto da causare una profonda spaccatura all’interno dell’ ONU. Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna appoggiavano i gruppi ribelli, andando in contrasto con Russia e Cina che invece sostenevano il governo tiranno.

La Siria non avrà più pace.

Oltre trecentomila -secondo l’ONU- furono i morti in dieci anni, causati da armi di ogni tipo, anche chimiche,  distruggendo intere generazioni di siriani.

Snodo cruciale della guerra fu il 2013, quando nel Governato di Idlib, diverse unità formarono un organizzazione di stampo Jihadista chiamata Stato Islamico (ISIS). Sfruttando il malcontento generale provocato dal conflitto, l’ISIS prese una posizione contraria a tutte le altre parti: le forze governative, i ribelli, il Fronte al-Nusra e le Unità di Protezione Popolare curde. 

L’ISIS nel biennio 2014-2016 cercò di espandersi in tutto il medio oriente, organizzando attentati e genocidi senza lasciar un solo giorno di pace agli abitanti. Dopo aver creato il Califfato Islamico, minacciò l’occidente accusandolo di aver infettato il pianeta e annunciando imminenti attacchi: lo stato Islamico annunciava la propria guerra.

Gli attentati cominciarono nel 2015 a Parigi, dove la sede del giornale satirico Charlie Hebdo venne attaccata causando dodici morti. Si susseguirono attacchi in Tunisia, Nord Africa, Turchia e l’abbattimento di un aereo di linea russo. Il 13 novembre dello stesso anno l’ISIS attaccò in più punti la capitale francese, il che portò Francia e Russia a intensificare i raid aerei contro lo Stato Islamico. In tutta Europa la paura di un attentato salì a dismisura costringendo gli stati UE ad aumentare i controlli e la sicurezza nei luoghi classificati come “delicati”. Con questa nuova minaccia, la Siria divenne una vera e propria terra di fuoco.

Ad oggi le forze fedeli ad Bashar al-Assad, supportate dalla Russia, mantengono ampie porzioni di territorio nel sud della Siria. Le forze ribelli supportate dalla Turchia hanno sotto il loro controllo il nord-est del Paese e gran parte del confine con l’Iraq. L’esercito siriano libero (ESL), mantiene il controllo di aree molto limitate nella Siria nordoccidentale. L’unica porzione in mano ai ribelli è la provincia di Idilib, al confine con la Turchia, che viene costantemente bombardata dall’aviazione russa. L’ISIS ha perso quasi tutto il territorio conquistato, continuando però a mantenere il controllo su diverse aree prevalentemente desertiche, le quali rimangono tuttavia circondate dalle forze governative.

Il punto focale di questa guerra è che Turchia, Russia e Iran oggi si trovano a negoziare per evitare un’eccessiva offensiva finale da parte delle forze governative contro i ribelli nel governato di Idilib. Tuttavia il fuoco non cessa e il rischio di una catastrofe umanitaria, secondo le Nazioni Unite, è sempre più concreto.

A soffrire è la popolazione siriana che si ritrova spaccata in mille pezzi, senza alcuna garanzia che ci possa essere qualcuno o un qualcosa che li possa guidare verso un futuro. Stremata da una guerra di cui non si ricordano neanche più le motivazioni e schiacciata dall’emergenza sanitaria fuori controllo. La sfortuna di essere uno stato strategico, geograficamente e politicamente, ha causato milioni di vittime che nessuno potrà mai recuperare.

La Siria è lo stato che più ha bisogno di aiuto e la situazione sembra ormai irrecuperabile. Più del 70% del territorio siriano è distrutto e solo un forte aiuto della comunità internazionale potrebbe aiutare questo paese a risorgere. Il popolo siriano è privo di ogni bene primario, costretto a fuggire dalla propria terra natia per sopravvivere. Milioni di persone sono scappate da un paese divorato dalle follie di un governo dittatoriale e da controverse correnti religiose. Il 50% della popolazione sogna una vera democrazia rappresentativa, ma ad oggi non sembra esserci una reale possibilità.

I proprietari di aziende e gli imprenditori sono fuggiti. Nel paese serpeggia un tasso altissimo di corruzione e l’elettricità scarseggia. Le raffinerie di petrolio e gas sono fuori uso. Le fabbriche sono state saccheggiate e distrutte. La Siria, inoltre, è stata esclusa da tutti i colloqui di pace, e attualmente, più di sedicimila miliziani sono stati ingaggiati da Putin per combattere in Ucraina.

Gli Stati che avrebbero potuto aiutare hanno portato solo devastazione e morte, concentrandosi esclusivamente sugli schieramenti politici del conflitto. Mentre l’ISIS continua a terrorizzare la nazione attaccando le poche scuole e ospedali rimasti e gli schieramenti ribelli a farsi la guerra; il mondo sembra ormai essersi abituato al perpetuo stato di emergenza siriano.

Come se si fosse accettato l’ineluttabile destino del paese. L’intero pianeta è impassibile mentre un altro conflitto simile a quello siriano, data la vicinanza, è sulla bocca di tutti. Lo scontro Putin-NATO, ha messo sotto al tappeto la situazione siriana lasciando milioni di vite ad un destino ignobile. Decine di generazioni siriane sono nate in guerra, come se questa fosse la normalità. 

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