Lacrime e sorrisi: l’Italrugby ha spezzato la maledizione

Italrugby

Il 28 febbraio 2015, il governo di Matteo Renzi aveva appena compiuto un anno; le classifiche musicali iniziavano ad essere dominate da Love Me like You Do di Ellie Goulding; la nazionale italiana di Rugby vinceva 22-19 contro la Scozia a Murrayfield, nella terza gara del Sei Nazioni di quell’anno.
Quella partita segnò l’inizio di una maledizione: ne seguirono 36 sconfitte consecutive, spalmate nell’arco di sette anni, nel più importante torneo continentale. Una specie di triste cantilena da ripetere cinque volte all’anno spezzata, finalmente, nel modo più emozionante possibile: sabato 19 marzo 2022 l’Italia ha sbancato il Principality Stadium di Cardiff, battendo il Galles 22-21 e chiudendo con un gigantesco sorriso – ed un sospiro di sollievo per aver evitato il settimo cucchiaio di legno consecutivo – la sua campagna al Sei Nazioni.

Come sette anni fa, il successo è arrivato all’ultimo secondo utile. Allora fu una meta tecnica, con la mischia ordinata azzurra a spingere quella scozzese fino a farla collassare dietro la propria linea di meta, trasformata a tempo scaduto da Tommaso Allan. Sabato, invece, è stata una spumeggiante azione personale di Ange Capuozzo, portata in meta da Edoardo Padovani e sigillata dal calcio in mezzo ai pali del ventunenne Paolo Garbisi.

«Ange Capuozzo crea la meta dell’anno», titola questo canale Youtube pubblicando il replay degli ultimi due minuti di gara

Capuozzo, nato in Francia da padre di origine napoletana nel 1999, è l’ultimo arrivato in casa Italrugby. Dotato di una stazza da uomo qualunque (177cm x 71 kg), è un estremo dal talento e dalla rapidità fuori dal comune. Dopo le due mete all’esordio da subentrato contro la Scozia marcava la sua prima presenza da titolare in azzurro contro il Galles. Lo scatto con il quale passa attraverso la linea difensiva dei padroni di casa, la finta per mandare a terra Kieran Hardy ed il passaggio che regala l’ovale della vittoria a Padovani formano già una sequenza leggendaria per appassionati e tifosi. Lo stesso giocatore del Benetton, uno degli uomini più esperti tra le fila di coach Kieran Crowley, riesce ad avere la lucidità di correre in mezzo ai pali dopo aver ricevuto, ma una volta schiacciata la palla a terra rimane quasi spaesato, con gli occhi spalancati nel vuoto, mentre la marea dei compagni arriva a travolgerlo per esultare.

Sono queste, le emozioni di un sabato italiano che è improvvisamente diventato un pezzo di storia del nostro rugby. L’incredulità di Padovani, che al Sei Nazioni ha giocato e perso ventuno partite prima di questa, compresa quella contro la Francia del 2019 quando solo la mano furbesca di Penaud (ed il TMO) tolsero la meta decisiva a Marco Zanon.
Le lacrime di Garbisi, che si è ritrovato a prendersi in mano responsabilità enormi già a 18 anni, e dopo il calcio più facile – tecnicamente – e più difficile – emotivamente – della sua giovane carriera non riesce a fare altro che crollare al suolo, con il volto bagnato dal pianto e deformato da un urlo di gioia. Il sorriso di Capuozzo che, a fine partita, abbraccia e ringrazia Josh Adams, andato a cercarlo per cedergli il premio di Man of The Match. Come di consueto, questo viene assegnato una decina di minuti prima della fine della partita, in questo caso pochi istanti dopo che il trequarti dei Cardiff Blues riuscisse a portare avanti i suoi con una meta splendida, sfuggendo a due tentativi di placcaggio avversari. Il finale della storia è stato poi riscritto in extremis, ma Capuozzo ha comunque rifiutato l’offerta, sperando forse un giorno di vincerlo tutto per sé.

Questo trionfo tanto inaspettato quanto meritato arriva a coronamento di una delle partite più belle del passato recente dell’Italrugby. Quello che ci voleva per calmare le voci polemiche della stampa internazionale, con i soliti rumorosissimi tabloid britannici a chiedere l’esclusione dell’Italia dalla competizione, magari in favore di quella Georgia capace di vincere undici delle ultime dodici edizioni del Rugby Europe Championship, il fratello minore del Sei Nazioni.
La prima vittoria della storia azzurra in Galles è arrivata dopo una partita attenta, soprattutto in difesa, in cui Michele Lamaro e i suoi non hanno lasciato quasi mai campo agli avversari, impedendo a tutte le mischie di avanzare in maniera significativa e perdendo pochissimi palloni. Se è vero che le tre mete subìte sono arrivate da placcaggi mancati, è anche vero che l’Italia è stata cinica nel trasformare cinque calci di punizione per rimanere a contatto fino all’ultimo secondo utile.

Questo successo chiude per una volta il Sei Nazioni italiano con una gioia, un segno di speranza: la strada intrapresa, quella del rinnovamento che cerca di valorizzare i giovani talenti, sembra quella giusta, e il rugby italiano potrebbe aprire presto un ciclo felice, per dimostrare di potersi tranquillamente sedere al tavolo con le altre potenze europee di questo sport.

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