25 Marzo 1965 – Martin Luther King e la marcia per la libertà

Nell’anniversario dell’arrivo a Montgomery della sua storica marcia per la libertà, affrontiamo un viaggio attraverso la figura e le idee di Martin Luther King.

Emblema del novecento, attivista per i diritti civili degli afroamericani, politico e pastore protestante statunitense: Martin Luther King Jr, nasce il 15 Gennaio 1929 ad Atlanta in Georgia, profondo sud degli States, da padre predicatore della chiesa battista e da madre maestra.

Dopo gli studi di teologia a Chester (Pennsylvania) e il dottorato a Boston, nel 1953 sposa Coretta Scott e diventa pastore della Chiesa Battista a Montgomery, Alabama.

Pochi anni dopo sarà lui a fondare la Southern Christian Leadership Conference (Sclc), un movimento che si batte per i diritti di tutte le minoranze e che si fonda su ferrei precetti legati alla non-violenza di stampo gandhiano, asserendo alla resistenza passiva:

«…siamo stanchi di essere segregati e umiliati. Non abbiamo altra scelta che la protesta. Il nostro metodo sarà quello della persuasione, non della coercizione… Se protesterete con coraggio, ma anche con dignità e con amore cristiano, nel futuro gli storici dovranno dire: laggiù viveva un grande popolo, un popolo nero, che iniettò nuovo significato e dignità nelle vene della civiltà.»

Nell’aprile 1968 Luther King, diventato già un’icona globale, si reca a Memphis per partecipare ad una marcia in sostegno dello sciopero degli spazzini della città. Mentre s’intrattiene sulla veranda dell’albergo, dalla casa di fronte vengono sparati alcuni colpi di fucile: King cade riverso sulla ringhiera, morendo pochi minuti dopo. Ancora oggi il mistero della sua morte rimane un caso irrisolto.

Tra le varie lotte fondamentali che ha condotto nel corso della sua vita, quelle del Marzo del 1965 furono sicuramente tra le più decisive per la storia dei diritti civili negli Stati Uniti d’America.
Le manifestazioni pretendevano l’attuazione del Civil Right Act (favorito anche dall’energica azione di Robert Kennedy, nel 1964), che poneva fine alle leggi sulla segregazione razziale. Culminarono con le tre marce da Selma a Montgomery, capaci di raccogliere oltre venticinquemila persone e portare l’allora presidente, Lyndon Johnson, a promulgare il Voting Rights Act, la legge che vietò le discriminazioni elettorali su base razziale. 
A quel tempo, negli Stati del sud profondamente razzisti vigevano alcune norme locali, le leggi Jim Crow (nome dispregiativo con cui erano indicati gli afroamericani) che, ispirate dalla locuzione «separate but equal», pretendevano di considerare innocuo o addirittura auspicabile un sistema in cui i neri erano confinati in tutti i luoghi pubblici.

Le tre marce di protesta del 1965 furono lanciate dagli afroamericani del posto, tra cui spiccano Amelia Boynton Robinson e suo marito, che formarono la Dallas County Voters League (DCVL): nel 1963, insieme ad altri organizzatori, iniziarono a operare per il diritto di voto degli afroamericani. Quando la resistenza bianca diventò insuperabile, la DCVL chiese l’aiuto di Martin Luther King e della Southern Christian Leadership Conference, che portò molti noti attivisti a supportare la causa.

La prima marcia di Selma ebbe luogo il 7 marzo del 1965, in Alabama, sotto forma di manifestazione pacifica che comprendeva circa 600 persone, rigidamente disposte in fila per due.
Giunti sul ponte Edmund Pettus, i manifestanti provarono a dialogare senza successo con la polizia, che gli intimò di disperdersi immediatamente. Poco dopo, le forze dell’ordine iniziarono a caricare il corteo, gettando a terra i cittadini delle prime file e colpendoli con i bastoni, mentre gli agenti a cavallo inseguivano il resto del corteo tra il fumo dei lacrimogeni.
17 manifestanti che finirono in ospedale quel giorno, poi ricordato come Bloody Sunday (domenica di sangue). La finalità della marcia era di mobilitare l’attenzione mediatica sulla sistematica violazione dei diritti costituzionali nei confronti degli afroamericani.

Due giorni dopo Martin Luther King in prima persona condusse una seconda marcia sul ponte, che questa volta contò circa 2.500 presenze.
Anche in questo caso il tribunale proibì ai manifestanti di completare la marcia, e arrivato sul luogo degli scontri, trovandosi la strada sbarrata dagli agenti in tenuta anti-sommossa, il corteo si rifiutò di proseguire. Da qui il nome di turnaround Tuesday, il martedì dell’inversione di marcia, con il quale rimase nella memoria il secondoa tto di questa battaglia.

Il 25 marzo del 1965 nell’ultima tappa della marcia i partecipanti erano 25.000 e giunsero finalmente fino alle gradinate del palazzo del governatore. Qui Martin Luther King tenne uno dei suoi più celebri discorsi.

Da allora, il percorso da Selma a Montgomery per il diritto di voto (Selma To Montgomery Voting Rights Trail) è diventato così un percorso storico degli Stati Uniti.

Poche ore dopo l’attivista bianca, Viola Liuzzofu uccisa da tre membri del Ku Klux Klan mentre faceva rientro a casa. Nonostante fosse nota l’identità dei suoi assassini grazie alla confessione di uno degli esecutori, il caso della sua morte rimase formalmente insoluto a causa di una giuria razzialmente omogenea dello Stato dell’Alabama che assolse i responsabili dell’omicidio.

Grazie alle marce di Selma ed al 6 agosto dello stesso anno, il Voting Rights Act divenne finalmente una legge, mettendo fine ufficialmente alle discriminazioni istituzionalizzate dei cittadini neri degli Stati Uniti.

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