Universitrans, verso un’università autodeterminata: intervista a Chià Rinaldi

Il 31 marzo si celebra il Transgender day of Visibility, una ricorrenza nata per dare visibilità alla varietà delle soggettività trans e alle loro istanze. È una giornata in cui mettere in primo piano la complessità delle vite delle persone trans al di fuori delle narrazioni stereotipate e limitanti, in cui riaffermare e vivere con orgoglio il proprio corpo e la propria unicità. Ma la visibilità è anche riferita alle battaglie politiche che ancora tutta la comunità trans è costretta a combattere in un contesto in cui la violenza transfobica è ancora dilagante e trasversale.

Proprio per combattere queste battaglie, nasce il progetto Universitrans, che ha come obiettivo principale quello di mappare tutti gli atenei pubblici che offrono la possibilità di svolgere una carriera alias.
La carriera alias è uno strumento attraverso il quale attivare un’identità provvisoria valida in tutto il contesto universitario e che permette quindi di poter utilizzare il proprio nome di elezione senza essere continuamente costrettɜ a fare coming out.
Ce ne parla Chià Rinaldi, attuale responsabile del progetto che ha gentilmente accettato di parlarci del progetto e di tutti i pregi e i limiti di uno strumento politico come la carriera alias, dei diritti che garantisce almeno in parte e di quelli ancora non concessi.

Chià, vuoi presentarti e descrivere il contesto un cui nasce Univeristrans?

“Sono Chià e sono a Bologna da circa quattro anni. Il progetto di Universitrans l’ho ereditato a novembre 2021, quando ho conosciuto Antonia Caruso, che era una delle fondatrici del progetto insieme a Beatrice Starace. Lei non riusciva più a occuparsene e sapeva che avevo un interesse e volevo contribuire alla questione carriera alias, anche perché mi sono occupato di autodeterminazione di genere da un punto di vista giuridico durante i miei studi. Il progetto al momento è completamente provo di sponsor: tutte le realtà che sono indicate sul sito in realtà non ne fanno più parte, né l’ONIG, né Gruppo Trans, né il Comune di Bologna. […] Ci sono con me delle persone che fanno parte della Collettiva (S)witch, una realtà transfemminista di Bologna, ma anche alcune che non ne fanno parte ma che ci sono entrate in contatto e si sono mostrate interessate al progetto. Con noi c’è anche Think Tank Period, che è una think tank femminista, che […] è un supporto di persone che sono abituate a lavorare con l’analisi dei dati.
Il progetto ha dei dati aggiornati a giugno 2018, quindi stiamo cercando di rimappare tutti gli atenei pubblici, ma anche gli istituti AFAM […]. Considerando l’ondata che si sta sviluppando soprattutto nelle Accademie di Belle Arti, che stanno attivando effettivamente carriere alias (recentemente quella di Bologna e di Napoli), abbiamo capito che al momento anche gli istituti AFAM si stanno interessando al tema. Infatti pensare che non esistano studentu trans che frequentano conservatori e accademie sarebbe un po’ strano[…].”

Si deduce che sia per voi fondamentale il diritto all’autodeterminazione di genere, al momento pensi che i regolamenti vigenti siano adeguati a garantirlo?

L’obiettivo di Universitrans per come è nato e per come noi la pensiamo è quello di sensibilizzare rispetto al tema dell’autodeterminazione di genere, oltre che quello tangibile della mappatura. La carriera alias è uno strumento utile ma limitatissimo, in particolare in termini di possibilità di attivazione. Noi cerchiamo di capire sia chi offre un regolamento alias, ma anche che tipo di regolamento abbia. La prima “ondata” ha comunque un’ottica patologizzante rispetto alla condizione trans: vengono richiesti documenti che attestino l’inizio di un percorso di affermazione di genere, cioè carte di psichiatri e psicoterapeuti […]. Non tutte le persone trans cominciano dei percorsi di affermazione di genere e viene loro impedito l’accesso alla carriera alias.
Per fortuna adesso si sta un po’ cambiando approccio, verso uno che effettivamente cerchi di concentrarsi sull’autodeterminazione di genere della persona interessata, per cui i nuovi regolamenti richiedono semplicemente un accordo di riservatezza: una persona richiede la carriera sulla base della sua necessità.
I limiti sono quindi sicuramente assicurarsi che le Università abbiano regolamenti che siano accessibili in questo senso, che vengano applicati e quali siano le procedure dietro l’applicazione, qual è l’ufficio che se ne occupa e quanto le persone siano formate rispetto al tema (magari potrei non volerla richiedere perché so che la persona che se ne occupa ha un atteggiamento fortemente discriminatorio) […]. Anche quando si riesce ad attivare, sui documenti ufficiali ci sono i dati anagrafici, ad esempio anche sul certificato di laurea. Inoltre, essendo uno strumento sfruttabile solo all’interno del percorso accademico ci sono problemi relativi alle elezioni studentesche, alle quali non si può partecipare con la carriera alias, o per quanto riguarda dottorandu perché ci sono procedure diverse per l’accesso, per cui nel momento in cui si dovesse attivare la carriera alias si è costrettu comunque a fare coming out con tutto il consiglio di dottorato[..].”

Alla luce dei nuovi dati che state raccogliendo, qual è lo stato dell’arte?

“Purtroppo per quanto riguarda i nuovi dati non abbiamo ancora indicazioni precise.[…]
Nell’ultimo anno e mezzo le università di Modena, Reggio Emilia e Bologna hanno adottato questo nuovo regolamento, così come l’Accademia delle Belle Arti di Bologna e Napoli, e forse all’Università di Catania si sta ridiscutendo l’approvazione di un regolamento alias. […]
I temi “trans” e “carriera alias” sono un po’ esplosi nell’ultimo anno e mezzo e il fatto che ci sia più sensibilità sta spingendo le università a interessarsi all’attivazione di un regolamento adeguato.
Si stanno attivando regolamenti alias anche nelle scuole superiori, o da un qualche anni anche UISP, un ente di promozione sportiva, ha un tesseramento alias, ed è praticamente l’unico ente sportivo a dare questa possibilità.
Molto positivo che se ne stia parlando anche nelle scuole medie e superiori, con le stesse problematicità che già l’istituzione universitaria si trascina.
È necessario  anche capire cosa si va a richiedere con una carriera alias. Ad esempio nelle scuole o anche per UISP, si parla di autodeterminazione di genere, ma l’indicazione di un nuovo genere è necessaria? Se stiamo a come è strutturato il nostro sistema giuridico ci sono solo due marker di genere, M e F, e questo vuol dire non dare la  possibilità di autodeterminarsi alle persone che non si riconoscono in questo binarismo.
Il problema di tutte le carriere e di tutti i tesseramenti alias è controllare cosa stai assicurando e quale possibilità tu stai offrendo alla persona trans che vuole richiederle.

E al momento credi che i nuovi regolamenti siano soddisfacenti?

“Sono un promoter dello strumento e lo sono in virtù del fatto che è un cavallo di troia, un modo per far entrare la questione dell’autodeterminazione di genere in istituzioni pubbliche (università, scuole, amministrazione pubbliche). La carriera alias è uno strumento limitato, il tampone di tutti i limiti che la legge 164 si porta dietro, in quanto piena di lungaggini burocratiche, problematica e non accessibile a tutte le soggettività trans.
La carriera alias è comunque uno strumento fondamentale per il diritto allo studio nonostante tutte le sue limitazioni. […]  È  un incentivo per le persone trans per non abbandonare lo studio e per rendere gli ambienti più confortevoli. […] Questo vale  in ambito universitario ma soprattutto nelle scuole secondarie dove chiaramente il discorso è ancora più complesso. Quando parliamo di minori c’è un rapporto con le famiglie che è meno svincolato di quello di una persona in età da Università. […]
Ma sono comunque  tutti dei modi per portare il tema negli spazi pubblici anche magari in istituti in cui nessuno richiederà la carriera alias, però almeno se ne parla ed esiste questa possibilità. Sono tutti modi di sensibilizzare rispetto alle discriminazioni che subiscono le persone trans, al fatto che non c’è la possibilità di autodeterminarsi e che in realtà il problema alla base è la legge 164.

Inoltre, è possibile supportare questo progetto partecipando ad una raccolta fondi organizzata da NewZPaper e Futura in collaborazione con Universitrans il cui ricavato andrà completamente devoluto al progetto.
Giornate come questa e le parole di Chià ricordano che è importante parlare di questi temi, di inclusività e di quanto ancora la politica sia indietro rispetto alle esigenze della comunità.

Parliamo, agiamo e ascoltiamo chi spesso è escluso dalla visibilità sociale.

 

Una opinione su "Universitrans, verso un’università autodeterminata: intervista a Chià Rinaldi"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: