Isaac Asimov – trent’anni dopo

A trent’anni dalla sua morte, ricordiamo Isaac Asimov per essere stato un importante biochimico est-europeo naturalizzato statunitense, ma soprattutto uno dei più grandi scrittori di fantascienza e uno dei più ineguagliati divulgatori scientifici del mondo.

Nasce da famiglia ebraica a Petroviči, in Bielorussia, il 2 gennaio 1920, a soli tre anni emigra con la famiglia negli Stati Uniti, stabilendosi a Brooklyn. Muore a New York, il 6 aprile 1992 a causa dell’AIDS, contratta tramite trasfusione di sangue infetto.

La sua prima storia pubblicata, nel 1939, fu «Naufragio al largo di Vesta», scritta quando aveva soli 18 anni, parla di tre uomini che sopravvivono allo schianto dell’astronave Silver Queen nella Cintura degli Asteroidi e si ritrovano intrappolati all’interno di uno dei pochi compartimenti ancora integri del relitto. Accolto freddamente dalla critica di quegli anni, il racconto è diventato nei decenni una pietra miliare della fantascienza classica. Solo due anni più tardi, nel 1941, egli scrisse quello che ancora oggi è considerato il miglior racconto di fantascienza, «Notturno». In esso, Asimov ipotizzava gli effetti che un’eclissi solare avrebbe prodotto su un mondo perennemente illuminato, abitato da un gruppo di culto radicalmente religioso. Nel 1968 il Congresso degli Scrittori di fantascienza Americani lo votò come il miglior racconto di fantascienza. Egli dimostrò fin da quest’opera giovanile la netta condanna riguardo alla superstizione e al fideismo.

Nel 1942 Asimov pubblicò il primo racconto del Ciclo dei Robot, diviso in due parti: la prima racconta storie di robot positronici, ambientati in un futuro vicino che raccontano l’invenzione dei robot e il lavoro dei tecnici robotici prima dell’avvento delle esplorazioni spaziali al di fuori del sistema solare, rese possibili dalla creazione di un motore ultraluce; la seconda parte del ciclo racconta delle relazioni tra i terrestri e coloro che hanno lasciato il pianeta Terra per fondare delle colonie spaziali su altri pianeti.

I racconti del Ciclo sono pubblicati in Italia principalmente nelle raccolte:

Agli inizi degli anni ’80 Asimov si decise a raccogliere tutti i suoi racconti fondamentali sui robot in un unico libro:

I robot svolgono un ruolo fondamentale in queste storie, non presentandoli come una minaccia per l’umanità, ma come strumenti utili all’uomo. 

Isaac Asimov creò un codice etico con regole per i robot protagonisti dei suoi racconti, che racchiuse nelle Tre Leggi della Robotica introdotte per la prima volta nel racconto dal titolo «Runaround» (Circolo Vizioso).

Le leggi sono le seguenti:

Legge numero uno: un robot non può ferire un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano sia danneggiato;

– Legge numero dueun robot deve obbedire a qualsiasi ordine impartito dagli esseri umani, tranne quando questi ordini entrano in conflitto con la prima legge;

– Legge numero treun robot deve proteggere la propria esistenza, a meno che ciò non entri in conflitto con la prima e la seconda legge.

Più tardi, a esse aggiunse la legge zero, enunciata in «I robot e l’Impero» (1985) e chiamata così secondo il principio per cui una legge con un numero più basso è sovraordinata a quelle che la seguono. Questa afferma che: un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno.

Asimov scrisse diversi racconti degni di nota, molti riguardanti i robot positronici e il Multivac racchiusi nell’antologia «Tutti i miei robot».

Alcuni dei racconti più famosi sono:

«Robbie» ; «Essere razionale» ; «Bugiardo!» ; ma soprattutto «L’uomo bicentenario» (The Bicentennial Man, in originale), pubblicato per la prima volta nel febbraio del 1976, in occasione del bicentenario degli Stati Uniti, fa parte del «Antologia del bicentenario» (cui dà il nome). Da questo racconto è stato poi tratto, nel 1993, un altro romanzo ne amplia le vicende, scritto da Asimov e Robert Silverberg e intitolato «Robot NDR-113» (The Positronic Man).

Da questo racconto è inoltre stato tratto nel 1999 l’omonimo film diretto da Chris Columbus e con protagonista Robin Williams. Il racconto sui robot positronici narra di un robot umanoide che con fatica, nell’arco di duecento anni e dopo diversi cambiamenti, si evolve fino a diventare mortale poco prima di spegnersi.

Di fatto, Isaac Asimov è unanimemente considerato uno dei maggiori scrittori di fantascienza di tutti i tempi. La sua fortuna è dovuta al felice connubio tra invenzione letteraria e verità scientifica che riesce a rendere i suoi libri verosimili e fantastici insieme, veri specchi di un futuro possibile, venendo considerato quasi un veggente poiché con la sua sterminata fantasia è riuscito ad anticipare fatti reali accaduti anni dopo (esempio l’allunaggio in «Maledetti marziani», in originale The Martian Way). Nell’ambiente letterario è nota la sua fine vena satirica e ironica, che si può riscontrare anche in alcune sue opere, soprattutto nelle prefazioni.

Il contributo che ha dato con la sua genialità al mondo letterario è immenso, al punto tale da aver segnato un prima ed un dopo nel vastissimo mondo della fantascienza.

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