The Boys: Il lato oscuro dei supereroi

Tutti conosciamo i supereroi: esseri caratterizzati da doti quali coraggio, devozione e nobiltà che decidono di utilizzare i propri poteri per il bene dell’umanità. O almeno così dovrebbe essere.

The Boys, una serie televisiva statunitense ideata da Eric Kripke per conto di Amazon, basata sull’omonimo fumetto creato da Garth Ennis e Darick Robertson, propone un’altra versione del supereroe contemporaneo. 

Nel mondo della serie tv, i supereroi sono gestiti come star del cinema dalla multinazionale Vought American, il cui scopo primario è mascherare i vizi dei propri dipendenti per ritrarli come i paladini di cui il mondo ha bisogno in modo da trarne il massimo profitto inserendoli, oltre che in vere missioni di salvataggio, in qualsiasi operazione di marketing che possa fruttare miliardi di dollari.

Il gruppo di Super più famoso è quello dei Sette, capitanati da Patriota, l’eroe americano per eccellenza con tanto di ciuffo biondo e divisa a stelle e strisce. Il giovane Hughie è insieme alla sua ragazza Robin quando A-Train, l’uomo più veloce del mondo e membro dei Sette, la travolge in piena corsa disintegrandola: il desiderio di vendetta fa sì che venga avvicinato da uno strano individuo, Billy Butcher, che assieme al ragazzo rimette insieme la sua vecchia squadra di ex agenti della CIA incaricata di punire i Super per i loro crimini, i «Boys»

Con i suoi toni da black comedy, con tutte le sfumature immaginabili del politicamente scorretto, The Boys mostra il livello più eccessivo di un’ebbrezza da potere garantendo una buona dose di splatter in pieno stile tarantiniano.

Il risultato è una serie televisiva che non mira ad un pubblico ampio e che non punta a edulcorare al fine di ingraziarsi la critica, anche a costo di risultare eccessivamente esagerata. Una serie che si sporca, che alterna volgarità e violenza, e già dalle prime scene si presenta sfrontata e cruda. Pur nei suoi toni più spregiudicati, non rinuncia mai a mostrare come i supereroi tratteggiati non siano altro che l’esasperazione del lato più vergognoso dell’essere umano.

Generalmente i supereroi sono i buoni, coloro che combattono i cattivi per il bene della collettività e proteggono gli innocenti, mettendo a repentaglio la propria vita. The Boys sembra, al contrario, guardare in faccia l’umana tendenza a voler prevalere sul più debole non appena se ne ha l’occasione. Gli eroi, allora, diventano il male da abbattere, i villain da sconfiggere, in un ribaltamento della prospettiva che rappresenta il punto focale della serie. 

Stan Lee riuscì a umanizzarli attraverso la formula «supereroi con super problemi», evidenziando come nonostante possano sembrare invincibili, siano invece fragili come qualsiasi altro essere umano. Basti considerare il conflitto tra il mondo di Spiderman e quello privato di Peter Parker, l’emblema stesso di una società che impone scelte dolorose giorno dopo giorno, costringendo le persone ad andare contro se stesse pur di far convivere due vite parallele.
In Peter convivono due sensi di responsabilità antitetici tra loro, entrambi scaturiti dal senso di colpa per la morte dello zio Ben. 

Anche in The Boys i supereroi sono profondamente umani nel loro essere ma, a differenza dei supereroi della Marvel, sono avidamente ancorati al loro desiderio di prevalsa e alla totale mancanza di empatia verso il resto del mondo. Questa differenza risulta essere la carta vincente per il successo della serie. 

La terza stagione di The Boys è attesa per il 3 giugno, ed è stata anticipata da The Boys presents: Diabolical. La serie si compone di 8 episodi le cui storie non si incrociano mai. La sua particolarità è che le varie puntate sono scritte, dirette e animate da team diversi, creando differenti variazioni sul tema dell’universo di The Boys. Essendo una serie spin-off, i personaggi non sono quelli che conosciamo e soprattutto, non sono supereroi.

I protagonisti sono esseri umani che entrano in contatto con il Composto V, il quale sconvolge le loro vite. Apprezzabili sono le comparsate dei vari personaggi della serie principale. La durata agile delle puntate (15 minuti) rende il prodotto piacevole e godibile. Diabolical, insomma, rappresenta un prodotto più che valido per ingannare l’attesa della terza stagione di The Boys.

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