PCTO – Una dubbia realtà formativa

L’alternanza scuola-lavoro è uno dei più recenti cambiamenti didattici introdotti all’interno delle scuole superiori. La sua prima applicazione risale all’anno scolastico 2015/16. L’ultima modifica attuata al progetto, durante l’anno scolastico 2017/2018, è valida tutt’oggi: «L’Alternanza è obbligatoria per tutte le studentesse e gli studenti dell’ultimo triennio.»

Le ore frequentate nel triennio, si suddividono in:

  • 180 ore negli istituti professionali;
  • 150 ore negli istituti tecnici;
  • 90 ore nei licei.

Durante l’incursione inattesa della pandemia, l’attività di alternanza non si è interrotta; anzi, si è cercato di trovare una soluzione per continuare l’adesione ai vari PCTO (“Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”), non senza difficoltà. Le modalità di svolgimento dell’Alternanza hanno suscitato diverse opinioni, sia tra gli studenti che tra i professori; ed entrambe le parti hanno espresso un dissenso generale.

Facendo i conti con l’impatto reale di questa esperienza, che si prefigge di essere formativa, gli studenti evidenziano la distanza che c’è tra ciò che il Miur ha decretato essere l’ASL (ndr), e il suo effettivo risvolto didattico. Inoltre, il valore dell’alternanza è stato ulteriormente messo in discussione in seguito alle sommosse di febbraio 2022, scaturite dall’ingiusta morte del diciottenne Lorenzo Panelli, durante il suo ultimo giorno di stage in un’azienda.

Attraverso le proteste degli studenti, arrabbiati e delusi da una proposta didattica fallimentare, sono venute a galla le crepe di un sistema duale che non offre ciò che predica, e che può mettere in serio pericolo la vita degli studenti stessi. Le problematiche emerse dal malcontento degli alunni sono:

  • Un’urgente richiesta di messa in sicurezza degli ambienti lavorativi;
  • L’obsoleta gestione ministeriale nei confronti dei reali bisogni degli studenti;
  • Una rivalutazione concreta dell’alternanza scuola-lavoro.

Sul sito del Miur la definizione che viene data per delineare l’ASL (ndr) è questa: «L’Alternanza scuola-lavoro è una modalità didattica innovativa, che attraverso l’esperienza pratica aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio e, in futuro di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi.»

Purtroppo la realtà dei fatti è un’altra: gli stage convenzionati tra scuole e rispettivi enti regionali o nazionali si rivelano, per la maggior parte delle volte, o ore di lavoro in cui gli studenti vengono sfruttati; oppure ore in cui non si sviluppano competenze trasversali, ma un cumulo di progetti che spesso nemmeno combaciano con l’indirizzo di studio scelto. Più rare invece sono le occasioni in cui un alunno si è ritenuto soddisfatto del proprio percorso PCTO.

Agli occhi degli studenti l’alternanza non pare più un dialogo reciproco fra scuola e mondo del lavoro; anzi, vengono sempre più colte delle sottili ambiguità velate dall’attività ministeriale. Se i ragazzi degli istituti professionali non venissero mandati a lavorare con una prospettiva di bassa qualifica, se gli studenti del liceo non venissero riempiti di PCTO troppo digitali e poco istruttivi – a livello sia personale che scolastico -, forse si potrebbe ideare una metodologia in grado di realizzare un connubio tra il concetto democratico di scuola e una formazione eterogenea.

Spesso la struttura dell’ASL (ndr) passa in secondo piano, perché la scelta dei PCTO è guidata dalla necessità di arrivare con sufficienti crediti all’esame di maturità. In questo modo si ridimensiona la partecipazione attiva, promuovendo un ascolto passivo di attività che includono potenziali argomenti di spicco, ma che non vengono ben elaborati.

Perché, a questo punto, introdurre l’ASL (ndr) quando c’è una grave mancanza di attività laboratoriali, di una forma di apprendimento che non sia esclusivamente frontale? Perché velocizzare il processo di transizione verso il mondo lavorativo, quando il sistema scolastico ha lacune che svantaggiano gli studenti nel godere pienamente delle possibilità che la scuola può offrire?

La scuola non ha come obiettivo la formazione di lavoratori, ma di cittadini consapevoli. Dotato di tutte le nozioni per potersi affacciare alla finestra del mondo, e assicurato del bagaglio necessario, il cittadino che uscirà fuori dalla scuola dovrà avere la consapevolezza che il lavoro non è umiliazione, non è pericolo, non è gratuito, non è sfruttamento.

È vero che la proposta di poter avere l’occasione di mettersi in gioco nel mondo del lavoro, risulta ammaliante. L’idea che si prefigura nella mente dello studente è quella di spostarsi dall’aula, per interagire con ambienti stimolanti, che non siano le solite quattro mura dell’aula.

Ma in questo modo non si fa altro che alimentare un sistema che giova alle aziende e toglie agli studenti del tempo prezioso per scolarizzarsi, per forgiare una mente libera dalla fretta di dover produrre. Sarebbe interessante invece svolgere un’esperienza che sia per tutte le scuole superiori sicura, tutelata, non piatta ma coinvolgente, e che dia delle occasioni eque di apprendimento attraverso viaggi, studi multi-culturali e molto altro.

Per andare in fondo alla questione, abbiamo deciso di domandare a circa trenta studenti di tutt’Italia come avessero percepito l’ASL e i PCTO, e in cosa sarebbero consistite le loro esperienze. Dall’analisi di tutte le risposte, non è venuta fuori alcuna disomogeneità di attività legata alla posizione geografica degli studenti. Ciò che si è notato invece è che:

  • I liceali hanno avuto un’esperienza discreta, molte delle volte deludente; gli incontri prefissati con università o enti esterni, svoltisi durante gli orari pomeridiani, peccano di pesantezza, durata e sostanza, fin troppo astratta. Solo una stretta minoranza ha avuto la fortuna di vivere un’ASL più colorata, attraverso il PON, oppure tramite laboratori teatrali, fotografici o collaborazioni con musei ed archivi storici.
  • Gli studenti del tecnico e del professionale oscillano su due piani. Alcuni studenti hanno svolto dei lavori gratuiti, totalmente distanti dal percorso di studi: dalle casse del Conad ai magazzini di Massimo Dutti; altri invece hanno ritenuto utile fare del praticantato presso uffici contabili o studi di geometri.

La mobilitazione studentesca, nonostante sia stata minacciata e ferita dalle manganellate delle forze dell’ordine, ha chiesto allo Stato di intervenire per rimediare alle fallacie dell’alternanza scuola-lavoro, identificata come perdita di tempo, priva di sicurezza e tutela. La possibilità di concepire un nuovo metodo d’arricchimento formativo esiste, ma non risiede nello scambio studente-lavoratore, bensì in un’offerta di molteplici esperienze poliedriche, che possono variegare e maturare la formazione dei giovani studenti.

La richiesta è ben chiara, non rimane che dare ascolto alle loro voci.

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