Da Nella Casa ad Occhi Rossi, sempre lo stesso Coez

Silvano Albanese, in arte Coez, è uno dei maggiori esponenti dell’indie italiano, al pari grandi nomi come Tommaso Paradiso e Calcutta. Questa definizione va però un po’ stretta all’autore romano, che si considera un cantante pop arrivato dal rap.

La sua carriera ha inizio con il collettivo Brokenspeakers, formatosi dall’unione dei gruppi Circolo Vizioso (Coez, Nicco e Franz) e Unabombers (Lucci, Hube e Ford78) e del DJ Sine. Parallelamente al lavoro con i Brokenspeakers, Coez intraprende una carriera solista pubblicando il primo album, Figlio di nessuno. Il singolo Nella casa ed il relativo videoclip lo porteranno ad affermarsi nella scena nazionale: rap autobiografico nudo e crudo su basi ancora più grezze, condito da «testi insani» fortemente rabbiosi.

La stessa rabbia che sembra accompagnarsi ad una specie di nostalgia romantica nel suo album pubblicato qualche anno dopo: Non erano fiori, pubblicato da Carosello Records ed entrato immediatamente nella top 10 della Classifica FIMI Album. Già da qui, con un sound decisamente più malinconico e ritmi più appoggiati, inizia il mutamento artistico di Coez.

La nuova dimensione di Coez è quella di un romantico rapper, un po’ meno incazzato rispetto agli inizi: la guerra contro il mondo e sé stesso persiste in alcuni brani, ma altri già fanno sognare tutte le ragazzine sotto i vent’anni nei 2000. Le sue canzoni, rigorosamente dentro le chiavette USB, diventano colonne sonore delle prime storie d’amore e delle prime sigarette.

Dopo un anno passato a comporre, Silvano annuncia il completamento del suo terzo album in studio, anticipato dal brano La rabbia dei secondi: una forte critica a chi nella vita ha sempre avuto la strada spianata accompagnata da una base un po’ pop.
Il disco, dal titolo Niente che non va inizia ad avvicinarlo allo scenario indie: una brillante esplorazione di nuovi orizzonti con qualche accenno del vecchio Coez.

«Io preferisco sbagliare, proiettandomi in situazioni nuove, che non ho la certezza di saper affrontare ma che mi permettono di sperimentare e quindi di imparare, di creare», dichiara l’artista in un’intervista per InsideMusic parlando del disco Faccio un Casino. In esso, Coez decide di osare recuperando anche pezzi scritti anche molto tempo prima (come E yo mamma o Ciao); in questo lavoro la filosofia che traspare è quella di esprimere un’esigenza di comunicazione nel modo che in quel momento sembra più adatto «sperimentando ed imparando».

A questo seguono Barceloneta, collaborazione del rapper con il duo Carl Brave x Franco126 certificato disco di platino dalla FIMI per aver venduto oltre 50.000 copie, ed il singolo spacca-classifiche La musica non c’è: una bomba dopo l’altra.

Grazie al suo lato più poetico, Coez raggiunge per la prima volta in carriera la vetta della Top Singoli, collezionando una marea di dischi di platino. Il picco del suo successo arriva l’11 gennaio 2019: la pubblicazione del singolo È sempre bello celebra i dieci anni di carriera, anticipando l’omonimo quinto album in studio, pubblicato il 29 marzo successivo.

Dopo aver fatto un bel po’ di casino, Coez regala ai suoi fan questo omaggio al suo passato di writer con dei suoni sempre più pop. A chi storce il naso per la sua evoluzione, Coez risponde in maniera secca: «La mia musica ora è più diretta e immediata. Sono partito dal rap, dove in una strofa c’erano più versi che in un’intera canzone tradizionale. Ora cerco di asciugare e anche di fare un lavoro più omogeneo a livello di sound.»

Dopo una collaborazione con Neffa, a dicembre 2021 esce Volare, suo sesto album, promosso dai singoli Wu-Tang, Flow Easy e Come nelle canzoni. Il quarto brano estratto è Occhi Rossi, in cui Coez torna a mostrarsi nella sua forma più abituale, mischiando cantautorato e rap, parando d’amore in maniera diretta, incastrando romanticismo e slang da strada. Con Casse rotte, scritto in collaborazione con i Brokenspeaker, rispolvera invece le sue origini.

Insomma, il rapper cantautore sembra aver trovato la sua dimensione all’interno dell’infinito mondo musicale mantenendo la schiettezza degli esordi, ma accompagnandola ad atmosfere dolci e malinconiche.

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