Propaganda russa in Italia? Il Copasir indaga

Il COPASIR, acronimo di Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, è un organo bicamerale che ha il compito di verificare che le attività del nostro apparato di intelligence si svolgano nel rispetto della Costituzione e delle leggi, oltre che nell’esclusivo interesse del paese. E’ composto da cinque senatori e cinque deputati. La composizione del Comitato è definita dall’articolo 30 della legge 124/2007, in esso è richiesta la rappresentanza paritaria di esponenti di maggioranza e opposizione «tenendo conto della specificità dei compiti del comitato».

Probabilmente alcuni ne avranno sentito parlare in questi giorni perché, secondo il Copasir, c’è il sospetto che gli opinionisti che vengono invitati in tv a parlare dell’invasione russa dell’Ucraina siano a libro paga di Putin e che quindi dietro la presenza di giornalisti russi nei talk show italiani serali di Rai, Mediaset e La7 non ci sarebbe soltanto un interesse informativo, ma che facciano parte di «un’operazione di disinformazione organizzata e pensata a monte da uomini del governo russo».
Sono sospettati quindi di usare le reti italiane per veicolare fake news sulla guerra o lanciare messaggi politici all’estero. Per questo, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha programmato le audizioni del direttore dell’Aisi, Mario Parente (l’11 maggio), dell’amministratore delegato della Rai, Carlo Fuortes (il 12 maggio) e del presidente dell’Agcom, Giacomo Lasorella (il 18 maggio).
Nadana Fridrikhson, giornalista della tv russa Zvezda
I riflettori sono puntati nello specifico su quattro volti russi, che più o meno tutti abbiamo visto in televisione nei giorni passati:
La prima è Nadana Fridrikhson, popolare giornalista del canale patriottico russo Zvezda, di proprietà del ministero della Difesa. È lei ad aver mostrato per la prima volta sulla tv russa le immagini di Mariupol distrutta, attribuendone la responsabilità ai «nazionalisti ucraini». È stata protagonista di aspri scontri con Lilli Gruber, Alan Friedman e David Parenzo. Alla notizia dell’indagine che la riguarda, ha reagito commentando: «è strano che in Italia stiano cercando di etichettarmi. Io parlo di quello che ho visto e di quello che so. Ed alle tv italiane che mi dicono “questa è propaganda”, chiedo: se un giornalista ucraino o un giornalista britannico o americano parlassero su canali televisivi italiani, le loro parole sarebbero contestate? Penso di no», ha rilasciato ad AdnKronos.
Il secondo è Alexandr Dugin, filosofo putiniano e riferimento culturale dell’estrema destra italiana, intervistato in esclusiva da Paolo Del Debbio su Rete 4.
Arriva il turno di Marija Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, anche lei intervistata in vari programmi Mediaset; mentre l’altro indagato è Vladimir Solov’ëv, conduttore vicinissimo a Putin e considerato voce ufficiale del Cremlino, ospite fisso di Massimo Giletti a Non è l’Arena.

Infine, ovviamente, la contestatissima intervista di Giuseppe Brindisi a Sergej Lavrov, Ministro degli Esteri russo, a Zona Bianca. Questi ultimi sono stati peraltro entrambi sanzionati dall’Unione Europea.
Alla radice della questione c’è la messa al bando di Russia Today e Sputnik, fonti di informazione e propaganda russa: «Se si è deciso di chiuderli per una questione di sicurezza nazionale, per quale motivo permettiamo che altre persone pagate da Mosca vengano a portare gli stessi concetti alle nostre tv?», è il ragionamento di una fonte dell’intelligence italiana.
Infatti lo stesso Josep Borrell, alto rappresentante dell’Unione Europea per le politiche di sicurezza, aveva definito l’agenzia russa Sputnik e il quotidiano Russia Today come delle «armi nell’ecosistema di manipolazione del Cremlino» che «bombardano le menti e gli spiriti: l’informazione è il combustibile della democrazia. Se l’informazione è di cattiva qualità, anche la democrazia è di cattiva qualità». Da settimane si parlava delle regole per i talk show e per evitare di invitare giornalisti a libro paga di Mosca.
I servizi segreti agiranno per gradi e cercheranno di rispondere ad alcune domande: c’è una lista di opinionisti?  C’è qualcuno, magari in ambasciata, che offre i contatti? Gli autori dei singoli programmi si muovono autonomamente o c’è una regia comune?
Adolfo Urso, membro di Fratelli d’Italia alla guida del Copasir, ha dichiarato che l’indagine avrebbe riguardato «l’ingerenza straniera e l’attività di disinformazione, anche al fine di preservare la libertà e l’autonomia editoriale e informativa da qualsiasi forma di condizionamento» perché «esiste una macchina di disinformazione e stiamo cercando di capire come funzioni».
Inoltre, risulta che l’Italia sia uno dei Paesi-obiettivo della campagna di manipolazione mediatica, ma, assicura sempre Urso, «agiamo per tutelare, come ci impone l’Unione Europea, la libera informazione dalla disinformazione che tende a penetrarla con diverse modalità, perché sappiamo che c’è un Grande fratello che sta agendo in maniera sistemica».
È vero che sono molti i politici italiani che negli anni passati si sono innumerevoli volte schierati a favore di Putin, sia come politico che come personaggio di rilievo nel panorama mondiale, ed è anche vero che l’Italia, è al 58esimo posto per libertà d’espressione nella classifica del World Press Freedom Index, ma per sapere realmente come stanno le cose dovremmo aspettare la fine delle indagini.

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