Verso un’economia circolare, tra responsabilità individuale e politica

È sempre più necessario un cambiamento radicale nel nostro modo di abitare questo pianeta per poterci vivere ancora a lungo. Personalità come Greta Thunberg, calamità naturali sempre più assidue e l’inquinamento degli oceani ci ricordano come le nostre azioni sulla Terra stiano avendo ripercussioni a cui a breve non potremo più rimediare. Ma questo non vuol dire che non si possano realizzare quelle che nella ricerca scientifica vengono dette strategie di adattamento e di mitigazione, ovvero pratiche più o meno semplici da realizzare che possano tamponare i danni, aprendo contemporaneamente nuove strade per il nostro futuro. Queste prevedono un insieme di azioni sia individuali che collettive, fino ad arrivare ad un piano politico in cui sono le istituzioni a dover garantire maggiore sostenibilità nei processi di produzione e consumo. Prima tra tutte queste pratiche è quella del riciclaggio e del riutilizzo di materiali e prodotti.

Non a caso l’Unione Europea ritiene ormai fondamentale un graduale cambiamento verso una nuova economia circolare. Sostituendosi all’attuale sistema economico lineare, questo modello di produzione e di consumo prevede che venga esteso il ciclo di vita dei prodotti e che vengano ridotti i rifiuti al minimo, massimizzando la quantità di materia riciclata. Nel piano d’azione per una nuova economia circolare vengono infatti presentate le seguenti misure per completare una transizione verso un’economia climaticamente neutrale entro il 2050:

  • Far diventare i prodotti sostenibili la norma in tutti i Paesi europei
  • Responsabilizzare i consumatori attraverso l’informazione su riciclo e riutilizzo, in modo che beneficino di un vero e proprio diritto alla riparazione
  • Ridurre i rifiuti, arrivando nel 2035 a smaltire nelle discariche solo il 10% della totalità
  • Porre attenzione su tutti i settori a maggior potenziale di circolarità

Nel febbraio 2021 sono state aggiunte ulteriori norme più severe riguardo le emissioni di carbonio e il riciclo, oltre che obiettivi vincolanti per il 2030 sull’uso e l’impronta ecologica dei materiali.

In questo contesto l’Italia sembra star procedendo per la strada giusta, seppur forse troppo lentamente. Il 30 settembre 2021 il Ministero della Transazione Ecologica ha pubblicato la strategia nazionale per l’economia circolare, basata sulla diffusione di un sistema digitale di tracciabilità dei rifiuti, la revisione dei sistemi fiscali e di tassazione per favorire il riciclo, la promozione del diritto al riuso e alla riparazione, la riforma e il rafforzamento di sistemi e norme già esistenti.
Tutte queste misure sono necessarie al fine di raggiungere gli obiettivi stilati dall’UE, migliorando i trend già positivi del 2020. Come riportato da L’Italia del Riciclo 2021, nel 2020 il 73% degli imballaggi immessi sul mercato sono stati riciclati, migliorando del 3% il dato dell’anno precedente, seppure tale miglioramento sia principalmente dovuto alla diminuzione del numero di imballaggi immessi sul mercato. Per tutti i tipi di imballaggi (carta e cartone, plastica, vetro, legno e metallo) si è registrata una diminuzione dell’immesso al consumo rispetto al 2019, fatta eccezione per il vetro. Questo risultato è in parte anche dovuto alla crisi economica causata dall’epidemia del Covid-19. Per quanto riguarda la percentuale di avvio al riciclo i trend non sono così omogenei:

  • Carta e Cartone: 87% dell’immesso al consumo (circa costante rispetto al 2019)
  • Vetro: 79% (+4% rispetto al 2019)
  • Plastica: 49% (+3%)
  • Legno: 62% (-7% )
  • Alluminio: 69% (-9%)
  • Acciaio: 80% (-7%)

Inoltre è importante segnalare come lo stesso report evidenzi un aumento della raccolta differenziata dei rifiuti tessili dell’8% tra il 2018 e il 2019 (ultimi dati disponibili). L’UE avrebbe imposto la raccolta differenziata dei rifiuti tessili urbani entro il 1 gennaio 2022, sebbene questo obiettivo non sembra essere ancora stato raggiunto in tutta l’Italia.
Riguardo alla raccolta differenziata, il Rapporto Rifiuti Urbani 2021 dell’ISPRA riporta una percentuale di raccolta del 63% rispetto alla produzione di rifiuti, a fronte di un obiettivo del 60% entro il 2030 imposto dall’UE. In tutte le macro-aree italiane (Nord, Centro e Sud) è stato riscontrato un aumento percentuale della raccolta differenziata: trionfa il Nord con il 70,8%, seguito dal Centro con il 59,2% e dal Mezzogiorno con il 53,6%.
Al di fuori delle aree urbane la situazione sembra meno rosea: tra il 2018 e il 2019 si rileva un aumento del 7,3% della produzione di rifiuti speciali (Rapporto Rifiuti Speciali 2021, ISPRA). Rimane comunque predominante il recupero come forma di gestione di tali rifiuti, lasciando solo il 7,3% alle discariche e meno dell’1% agli inceneritori.

Purtroppo tutto questo ancora non basta. Come riportato nei report IPCC sul riscaldamento climatico, la situazione può essere gestita solo se presa effettivamente in considerazione a livello personale e politico rapidamente, accelerando sempre più il passo verso un’economia circolare.
Sebbene sembri spesso inutile agire singolarmente, per quanto siano fondamentali e necessarie riforme politiche sulla produzione e sul consumo, non si può delegare alla collettività quella che è un’azione personale. Qualunque cittadin* è tenuto ad contribuire personalmente alla buona riuscita di un cambiamento radicale della struttura socio-economica attuale. Il sistema stesso della raccolta differenziata, così come parte del modello dell’economia circolare, è basato sulla responsabilità dell’individuo di gestire i propri rifiuti e sull’avere a cuore il destino del mondo che abitiamo.
Si tratta di essere consapevoli che una sigaretta gettata a terra, un tappo di bottiglia abbandonato sul ciglio della strada, sono parte di un problema ben più complesso, che si risolverà solo quando le azioni dei singoli daranno vita ad un’azione collettiva nuova e rivoluzionaria.

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