5 canzoni per la Festa della Repubblica

Il 2 giugno 1946 il popolo italiano è stato chiamato alle urne per esprimersi in merito al referendum sulla forma di governo che l’Italia avrebbe dovuto adottare in seguito alla fine della guerra. Furono le prime elezioni politiche alle quali le donne ebbero possibilità di accedervi.

Ecco 5 canzoni per la Festa della Repubblica che raccontano l’Italia in alcune delle sue sfaccettature.

“Viva l’Italia” – Francesco de Gregori

Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,
l’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare,

l’Italia metà giardino e metà galera,
viva l’Italia, l’Italia tutta intera.
Viva l’Italia, l’Italia che lavora,
l’Italia che si dispera, l’Italia che si innamora,
l’Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l’Italia, l’Italia sulla luna.

Viva l’Italia, canzone del 1979 scritta da Francesco de Gregori, il quale evidenzia in pochi versi, vizi e virtù di questo Paese. In questa strofa, in particolare, c’è un po’ di tutto: dalla conformazione geografica peninsulare (“l’Italia che è in mezzo al mare”), all’esaltazione delle sue mille contraddizioni (“metà giardino e metà galera”). L’Italia ha infatti un patrimonio culturale e paesaggistico che non ha eguali, ma che viene trascurato (“l’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare”) e oscurato dai mille problemi che affliggono questa nazione. Non poteva mancare per concludere la tematica del lavoro(“l’Italia che lavora“), sulla quale si basa la nostra repubblica, così come l’aspetto sentimentale (“l’Italia che si innamora”); in fondo si sa che siamo un popolo di romanticoni.

“A Bocca chiusa”– Daniele Silvestri

E senza scudi per proteggermi né armi per difendermi
Né caschi per nascondermi o santi a cui rivolgermi
Con solo questa lingua in bocca
E se mi tagli pure questa
Io non mi fermo, scusa
Canto pure a bocca chiusa

Il 2 giugno 1946 il popolo italiano si riversò alle urne, non solo per scegliere fra repubblica o monarchia, ma anche per eleggere i deputati e le deputate che avrebbero plasmato la nuova Carta Costituzionale, il fiore più bello della Resistenza e della democrazia. Dici democrazia, dici manifestazione del pensiero (art. 21), come scrive e canta Daniele Silvestri in “A bocca chiusa”. Di chi scende in piazza a volto scoperto e pacificamente, di chi sciopera, di chi non ha “santi a cui rivolgersi”. Di chi manifesta ancora per i diritti sociali “se non per quella vecchia idea, de esse tutti uguali” (art.3). Anche se le autorità sminuiscono questo fondamentale esercizio di libertà, anche se qualcuno proverà a tagliare anche la lingua di chi manifesta: “io non mi fermo scusa, canto pure a bocca chiusa”.

“Quelli che benpensano” – Frankie Hi-Ngr-Mc

Sono intorno a noi, in mezzo a noi
In molti casi siamo noi a far promesse
Senza mantenerle mai se non per calcolo
Il fine è solo l’utile, il mezzo ogni possibile
La posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere
E non far partecipare nessun altro
Nella logica del gioco la sola regola è esser scaltro
Niente scrupoli o rispetto verso i propri simili
Perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili

Il perbenismo dilaga in quegli anni 90′ italiani fatti di mazzette, mondiali e processi. Un paese che stava scoprendo gli scheletri della prima repubblica dominata da politici scaltri, pronti a fare di tutto pur di arrivare al proprio fine. Frankie hi-ngr mc strappa il velo di maya dal volto della nazione rivelando 50 anni di ferite e dolori che colpirono il popolo figlio del dopoguerra e del boom economico. Quelli che benpensano è un urlo liberatorio degli ultimi impossibilitati dai “privilegiati” a di una vita normale così come di pari diritti e opportunità rispetto ai propri concittadini.

La ballata di Mario Rossi” – Ernia

Dal primo giorno che entri a lavoro
T’accorgi che quel giorno è come il battesimo
Lavori per far fare i soldi un altro che
In più ringrazi, bentornati al feudalesimo.

In questa strofa Ernia tende a porre l’accento sul mondo lavorativo italiano. Come già accennato nel commento della canzone di De Gregori, il lavoro è un principio cardine della Repubblica che tuttavia va a scontrarsi con la natura schiavista del sistema occupazionale di questo paese. In questa strofa Ernia vuole infatti sottolineare come il lavoro “libero” sia comunque una sorta di sistema feudale, in cui tu sei disposto a lavorare per un padrone. Con il battesimo dunque ci si purifica, prima di diventare un “Mario Rossi”, ovvero uno qualunque.

“In Italia”– Fabri Fibra e Gianna Nannini

Ci sono cose che nessuno ti dirà
Ci sono cose che nessuno ti darà
Sei nato e morto qua
Nato nel paese delle mezze verità

Il 2 giugno è una giornata celebrativa nazionale italiana istituita per ricordare la nascita della Repubblica Italiana, molti musicisti italiani nel corso di questi anni hanno omaggiato il nostro Paese a modo loro. Ad esempio con “In Italia” di Fabri Fibra e Gianna Nannini. In particolare, già da questa strofa, si pongono in evidenza molti problemi della nostra nazione, come l’elevato tasso di criminalità, la malasanità diffusa, la disoccupazione, il precariato, la corruzione e la malavita.
Tutta la canzone verte intorno a questi temi centrali ed evidenzia anche come l’informazione in Italia sia spesso intralciata e a manipolata dai poteri forti.

Commenti di (in ordine): Mattia Gagliardi, Lorenzo Sangiuliano, Riccardo Ciofani, Francesco Moroni, Stefano Baldi.

Una opinione su "5 canzoni per la Festa della Repubblica"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: