NBA Finals: storia di un futuro passato

2465 partite, 30 squadre, 1 titolo. La stagione NBA 2022 è stata tra le più sbalorditive degli ultimi anni. Per il quarto anno consecutivo avremo una squadra diversa a vincere il titolo, e nessuna delle quattro franchigie presenti alle finali di Conference dell’anno scorso è riuscita a riconfermarsi, a dimostrazione di quanto la lega sia equilibrata e i pronostici lascino il tempo che trovano.

Le due sfidanti, Boston Celtics e Golden State Warriors, sono due facce della stessa medaglia. Entrambe portano avanti una filosofia che si basa sul credere nei giovani presi nei draft, crescerli, lasciarli sbagliare, ingaggiare allenatori di ottima prospettiva, togliere le malelingue dallo spogliatoio e concentrarsi solo sul gioco.

Nel 2011 i Warriors lanciarono una profonda ricostruzione da cima a fondo della franchigia, che li ha portati in pochi anni a diventare, sulle ali di Draymond Green, Steph Curry e Klay Thompson, una delle squadre più iconiche della storia della Lega. I Celtics, dopo aver fallito nel progetto che vedeva Kyrie Irving come uomo-leader, ha ricostruito una squadra solidissima attorno a Marcus Smart, Jaylen Brown e il predestinato Jayson Tatum.
Se da un lato c’è chi è alla sesta Finals in 8 anni, con tre titoli in bacheca, dall’altro c’è chi ha la volontà di aprire un nuovo ciclo vincente.

Dopo aver lottato fino all’ultimo sangue contro i meravigliosi Miami Heat – vendicando la serie playoff del 2020 – e aver superato anche i Milwaukee Bucks del dio greco Giannis Antetokounmpo, Boston vuole portare a termine la sua incredibile cavalcata, che ha visto realizzarsi anche un clamoroso sweep ai danni del super-team dei Brooklyn Nets al primo turno. I Celtics arrivano alla serie di finale contro i pronostici di inizio stagione, giocando una pallacanestro scintillante con giocatori che l’anno scorso non avrebbero avuto una chance nemmeno in franchigie molto più modeste. L’uomo da citare assolutamente è Grant Williams: il ragazzo di Houston ha giocato finora dei Playoffs stupefacenti, disintegrando le retina del TD garden con ben 27 punti nella decisiva gara-7 contro Milwaukee.

«Il basket è un gioco semplice: 10 persone rincorrono un pallone per 48 minuti, e alla fine vince Golden State». Se Gary Lineker fosse stato un cestista avrebbe sicuramente partorito la sua celebre frase con la squadra della California come protagonista. Una dinastia che sembrava essere finita con l’infortunio di Klay Thompson e l’addio di Durant, in quella serie troppo sfortunata contro dei Toronto Raptors in forma smagliante. Invece, questa stagione ha raccontato una storia diversa.

Al termine di due stagioni difficili, il team californiano è tornato su livelli stellari, con il suo gioco, la sua difesa e quella sensazione perenne di avere davanti una delle squadre più forti di sempre. I Warriors hanno sfidato giovani team capaci di dargli del filo da torcere a, ma sono sempre riusciti ad uscirne vincitori. Green, Klay e Curry, perfettamente in alchimia, hanno portato la loro mentalità vincente anche ai giovani compagni di squadra, Andrew Wiggins e Jordan Poole in primis. Merito di una mentalità fuori dal normale racchiusa in un motto che un vero è proprio mantra: strength in numbers.

Le due contendenti al titolo sembrano dunque allo stesso tempo l’una il futuro e il passato dell’altra, come se Golden State affrontasse quella squadra formata da giovani talentuosi che era essa stessa nel lontano 2014. Boston, invece, spera di trovarsi davanti una proiezione del proprio futuro: una squadra dalla legacy già leggendaria che continua a rimanere sulla cresta dell’onda anno dopo anno.

A capo delle due difese d’acciaio ci saranno i condottieri Draymond Green e Marcus Smart. L’orso ballerino è tornato il geniale arrogante lungo dinamico dei tempi d’oro, pronto a fermare gli attacchi avversari a qualsiasi costo. Smart, dal canto suo, non è di meno in termini di intensità e aggressività. Fresco di premio di Defensive Player Of the Year, ha anche le mani adatte per segnare triple pesantissime.

Lo scontro più atteso, però, è quello tra Tatum e Curry. Dieci anni di differenza, giocatori con stili diversi e con la stessa voglia di vincere. Jayson Tatum è il futuro dei Celtics e della Lega, ha dimostrato di essere un giocatore completo capace di portare la squadra sulle spalle e di segnare quando la palla scotta. Stephen Curry è l’uomo copertina della sua amata Golden State, un cestista che ha cambiato il basket in maniera radicale, nonché il miglior tiratore da tre della storia senza discussioni. Il duello tra il vecchio e il nuovo si congiunge in un bellissimo presente, che rende felice ogni appassionato.

Sono passati quasi cinquant’anni dalla prima finale tra due delle Franchigie presenti dagli albori della NBA. Riuscirà Boston a vincere il diciottesimo titolo? Golden State trionferà riaffermando ancora una volta di essere una delle dinastie più emblematiche della storia della NBA? Appuntamento con la storia fissato a partire questa notte: alle 03:00 italiane la palla a due di gara-1. This is why we play.

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