Note prima degli esami: Fenoglio, Falcone e Borsellino

Note prima degli esami: atto secondo.

La redazione di letteratura di Newzpaper corre per la seconda volta in vostro soccorso rispolverando i papabili macrotemi della fatidica prima prova d’italiano.

Quest’anno, a piazzarsi in pole position, tenendo conto dei vari anniversari e ricorrenze, tra le principali ci sono la commemorazione dei cento anni dalla nascita di Giuseppe Fenoglio (o meglio Beppe Fenoglio) ed i trent’anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

In primis, Beppe Fenoglio, celebre partigiano, scrittore e traduttore italiano, nasce ad Alba, il 1 marzo 1922 (e muore a Torino di tumore ai polmoni, a soli quarant’anni, il 18 febbraio 1963). Da tenere a mente che sono due i temi principali che Fenoglio sceglie di utilizzare: quello del mondo rurale delle Langhe e il movimento di Resistenza italiana, entrambi ispirati dalle proprie esperienze personali. Nel contempo, sceglie di utilizzare solo due stili: la cronaca e l’epos.

Frequenta il Liceo Ginnasio «Govone» di Alba, dove scopre per la prima volta la passione per la lingua inglese (ed in particolare per l’età elisabettiana ed il periodo della rivoluzione) e dove hanno inizio le sue prime traduzioni. Nel 1940 si iscrive alla facoltà di Lettere di Torino che frequenterà fino al 1943, anno in cui sarà chiamato alle armi ed indirizzato a Pietralata per il corso d’addestramento per allievi ufficiali. Nel dopoguerra egli decide per un breve tempo di riprendere gli studi, che abbandonerà subito dopo.  Seguì un’intensa attività come traduttore inglese e nel 1955 uscì sulla rivista «Itinerari» la traduzione de «La ballata del vecchio marinaio» di Samuel Taylor Coleridge.

Il suo romanzo più noto (e da molti considerato il migliore) è «Il partigiano Johnny», pubblicato per la prima volta, postumo, nel 1963. In questo racconta l’esperienza di un ragazzo qualunque che lascia le Langhe del Piemonte per unirsi alla resistenza, in Johnny però c’è tanto di Fenoglio stesso: la sua passione per la letteratura inglese, la sua sensibilità, la sua forza, la sua curiosità, il suo dolore. Il primo romanzo di Fenoglio compare nel 1949, intitolato «Il Trucco», esce sotto il nome di Giovanni Federico Biamonti. Gli ultimi due romanzi, pubblicati nel 1963 (anno della sua morte) furono «Un giorno di fuoco» e «Una questione privata».

Da non dimenticare però è anche che lo scorso 23 maggio, è stato l’anniversario dei trent’anni dalla scomparsa del magistrato siciliano Giovanni Falcone, illustre personalità di spicco nella lotta alla mafia della sua Palermo, ormai tenuta in ostaggio da anni dalla criminalità. La sua morte, avvenuta il 23 maggio 1992, è comunemente conosciuta come «Strage di Capaci», perché la mafia, piazzando kili di tritolo sull’autostrada che porta dall’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, ha eseguito un agguato alla macchina del magistrato accompagnato da sua moglie e dalla sua scorta: Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Morinari.

«Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.»

Invece, il prossimo 19 luglio, sarà l’anniversario dei trent’anni dalla scomparsa di Paolo Borsellino, anch’egli venuto a mancare per mano di Cosa Nostra, nel 1992, nella «strage di Via D’Amelio» insieme ai suoi cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Mui, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, dove un’autobomba è stata fatta saltare in aria provocando un inferno di sangue e cemento. Si tratta di uno dei periodi più bui della storia della Repubblica Italiana. I cinquantasette giorni dalla morte del collega ed amico Falcone, furono particolarmente intensi per Borsellino, perché consapevole che sarebbe stato egli stesso il prossimo obiettivo di Cosa Nostra.

Due magistrati che hanno dato la vita per contrastare le organizzazioni criminali. Tra le più importanti personalità nella lotta alla mafia in Italia.

Il loro lavoro ha una svolta epocale con l’operato nel «pool antimafia di Palermo» , nato da un’idea del collega Rocco Chinnici dove capirono l’importanza della collaborazione con i pentiti, a partire da Tommaso Buscetta uno dei primi pentiti di Cosa Nostra a collaborare con la giustizia italiana, detto «don Masino», che nella guerra scatenata da Totò Riina aveva perso: due figli, un fratello, un genero, un cognato e quattro nipoti. Trafficante di droga, riparò in Brasile dove fu arrestato e poi estradato in Italia. Iniziò a collaborare, ma voleva parlare solo con il numero uno del pool palermitano: Giovanni Falcone. Buscetta dichiarò di fidarsi solo di lui e del vicequestore Gianni De Gennaro. Falcone lo interrogò e Buscetta parlò. Risultato: il 29 settembre 1984 vennero spiccati 366 mandati di arresto. Falcone stesso mise in evidenza l’importanza storica delle confessioni di Buscetta: «Prima di lui non avevamo che un’idea superficiale del fenomeno mafioso. Con lui abbiamo iniziato a guardarvi dentro. Ci ha fornito numerosissime conferme sulla struttura, le tecniche di reclutamento, le funzioni di Cosa Nostra. Ma soprattutto ci ha dato una visione globale, ampia, a largo raggio del fenomeno».

E’ la svolta di un’epoca.

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