Draft 2022: l’inizio di una generazione di fenomeni?

«With the first pick in the 2022 NBA Draft the Orlando Magic select: Paolo Banchero from Duke University!». È riaccaduto. Per la seconda volta nella storia, un italiano è il primo giocatore scelto al Draft, dopo Andrea Bargnani nel 2006.
Paolo Banchero è il futuro della nazionale azzurra e, si spera, della lega più importante del mondo. Nell’unico anno a Duke – una delle università blue blood per quanto riguarda il basket, leggendaria fucina di talenti – ha accompagnato Coach K nell’ultimo anno di una carriera da Hall Of Fame, dimostrando atletismo e versatilità fuori dal comune. In NBA può essere un fattore su entrambe le metà campo.

Banchero ha sulle spalle grandi aspettative e dovrà dimostrare immediatamente di essere un craque per restare sulla cresta dell’onda. Ha vinto la concorrenza di Chet Holmgren, selezionato subito dopo di lui dagli Oklahoma City Thunder. Dopo una stagione positiva a Gonzaga, Holmgren ha rinforzato la sua reputazione di unicorno nella pallacanestro moderna: è un lungo dotato di grande verticalità (i 213 cm di statura aiutano), ma anche di una mobilità e di una delicatezza nelle mani che raramente si è vista abbinata ad un fisico del genere. Una combinazione di caratteristiche praticamente inedita per il basket contemporaneo, che probabilmente lo metterà davanti ad un futuro da all or nothing: cambiare radicalmente il mondo della palla a spicchi o venire snobbato dalla lega perché incapace di integrarsi in maniera funzionale.

Vedere due talenti del genere nello stesso Draft è qualcosa di unico. Negli ultimi anni siamo stati abituati a sessioni scoppiettanti alternate ad altre di basso livello, tra cui quella dello scorso anno. Anche la terza scelta è ricaduta su un potenziale fenomeno: Jabari Smith Jr., selezionato da Houston. Figlio e nipote di due ex giocatori NBA, Jabari è senza ombra di dubbio il talento più grezzo dei tre. Il gioiellino di Auburn ha il fisico di un atleta olimpico che, mescolato alla sua esplosività micidiale, lo rende una vera bomba, tanto in attacco quanto in difesa. Dovrà migliorare al tiro – nonostante le basi siano più che solide – e soprattutto nell’utilizzo dei piedi, ma il ragazzo della Georgia ha le potenzialità per ambire alla vetta della Lega. Dopo aver dominato in NCAA, dovrà dimostrare di poter impattare allo stesso modo anche al piano di sopra.

Nonostante le prime tre scelte sembrino appartenere ad una categoria a parte, lasciando pensare all’alba di una nuova generazione di All Star in rampa di lancio, tanti altri buoni prospetti sono stati selezionati questa notte. Jalen Williams, Keegan Murray, Bennedict Mathurin e Shaedon Sharpe sono talenti puri, che con i giusti accorgimenti potranno diventare degli ottimi giocatori anche in NBA.
Su tutti, a fare il colpaccio sembra però essere stata Detroit, che si è assicurata i servigi di Jaden Ivey, scelto con la quinta chiamata assoluta. In lui c’è sicuramente qualcosa di già visto, accenni di Ja Morant o di quello che fu Derrick Rose, ma sembra già pronto per poter fare la differenza. Una guardia che fa sperare in Pistons, da anni ai margini della lega. Con l’altro giovanissimo talento della franchigia, Cade Cunningham, può lavorare sui suoi difetti e sbocciare definitivamente: la sua è una di quelle pick che potremmo ricordare per anni.

La cerimonia di questa notte ha però sorriso anche all’Italia: dopo la storica annata 2020, con ben 4 italiani (Melli, Bellinelli, Mannion e Gallinari) in NBA, nella scorsa stagione il Gallo è rimasto l’unico nostro portacolori.

A fargli compagnia è arrivato Banchero – che nonostante sia nato e cresciuto a Seattle ha ribadito ancora una volta il suo amore per l’Italia ed il suo desiderio di giocare in azzurro – ma presto il plotone azzurro potrebbe allargarsi.

Con la 36esima pick, infatti, Detroit si è assicurata i diritti di Gabriele Procida, chiamato formalmente da Portland ma girato immediatamente ai Pistons nell’ambito della trade per Jerami Grant. Talento classe 2002 nato a Como, è esploso a Cantù per poi venire acquisito la scorsa estate dalla Fortitudo Bologna. La sensazione è che, di comune accordo con la franchigia, possa decidere di attendere ancora uno o due anni per maturare completamente prima di provare il salto verso i parquet più importanti del pianeta.

A chiudere la serata dipinta di azzurro è arrivato anche Matteo Spagnolo, selezionato dai Minnesota Timberwolves con la scelta numero 54. In molti erano dubbiosi sul brindisino, ritenuto ancora troppo acerbo per poter competere nelle gerarchie di una franchigia americana, ma dopo l’ottima stagione in forza alla Vanoli Cremona si è garantito una chance grazie al suo enorme potenziale.
Anche per lui, però, l’NBA non sembra un progetto per il futuro prossimo: il Real Madrid, ancora proprietario del suo cartellino dopo averlo cresciuto nella cantera, avrebbe intenzione di riportarlo alla base. La sensazione è che un eventuale trasferimento negli Stati Uniti possa arrivare non prima di un biennio.

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