Scisma d’Occidente

Si è parlato di terremoto, in realtà si è assistito ad uno scisma: nel giorno della discussione sulla guerra in Ucraina il primo gruppo parlamentare, che fino a quel momento era il Movimento 5 Stelle, si è spaccato. Dai contiani parte la corsa a serrare i ranghi, dai dimaiani scissionisti il flirt per convincere gli ex compagni a seguirli. Esito finale? Il M5S passa da 227 (155 deputati e 72 senatori) a 167 parlamentari (105 alla Camera e 62 al Senato). Il famoso campo largo perde la centralità numerica in parlamento, spostandola a destra in capo a Matteo Salvini, con una truppa di 193 parlamentari (132 deputati e 61 senatori).

Quella della divisione interna del M5S è una notizia importante per la vicinanza ai ballottaggi del 26 giugno, ma soprattutto perché dimostra quanto ampiamente siano mutati gli equilibri delle forze di governo. Sicuramente ci sarà un redde rationem nella maggioranza, con molta probabilità tramite le nomine dei presidenti di commissione.

Di Maio, con il suo nuovo partito Insieme per il futuro, si trova già ad affrontare problemi a partire dalla scelta del nome. Stefano Zamagni, noto economista italiano, nel 2020 fondò un partito denominato Insieme, e ha diffidato il ministro degli esteri dall’utilizzare il nome.

Parallelamente alle rotture interne della nostra classe politica, negli Stati Uniti d’America s’è generata un’altra frattura storica.

La Corte Suprema ha annullato uno dei precedenti giudiziari più rilevanti nella storia americana, la sentenza sul caso Roe vs Wade del 1973. Essa faceva sì che in base alla sola libera scelta della madre si potesse accedere all’interruzione volontaria di gravidanza. Tale decisione venne presa estendendo il significato del 14° emendamento, secondo cui il diritto alla privacy garantisce la piena libertà di scelta sulle questioni più intime dell’individuo.

Gli attuali nove giudici (sei nominati da presidenti repubblicani e tre da democratici) hanno annullato tale precedente sostenendo che il 14° emendamento non può essere esteso all’IVG. Non essendoci più una protezione giuridica federale ogni singolo stato potrà decidere autonomamente: si tratta di una svolta storica.

A causa di questa sentenza (nello specifico riguardante il caso Dobbs vs Jackson Women’s Health Organization) in ben otto Stati l’aborto è stato già dichiarato illegale mentre in altri sono stati chiusi i centri deputati alle interruzioni di gravidanza.

Questa decisione dimostra come siano in pericolo anche quelle conquiste che diamo spesso per scontate. La consapevolezza di quali sono i nostri diritti è fondamentale soprattutto per riuscire a difenderli strenuamente: è dalla loro contezza e da quella delle nostre facoltà che si possono rivendicare maggiori possibilità come l’eutanasia, il fine vita e la legalizzazione della cannabis.

Le reazioni successive all’annuncio di questa sentenza sono state molto importanti in tutto l’occidente. In Italia ad accogliere la notizia è stato il – solito – senatore Simone Pillon definendola «una grandissima vittoria». «Ora portiamo anche in Europa e in Italia la brezza leggera del diritto alla vita di ogni bambino, che deve vedere questo bel cielo azzurro», ha dichiarato l’esponente della Lega, mentre Enrico Letta, leader del PD, ha definito l’acceduto «un errore grave».

Dunque, il dibattito sulla nota legge 194/78 sembra inevitabilmente riaprirsi a pochi mesi dal termine dell’attuale legislatura.

Purtroppo la nostra legge non prevede margini così ampi di accesso all’aborto legale. In Italia (64,6%), ma in particolare l’Abruzzo (83,8%) la gran parte dei ginecologi sono obiettori di coscienza, negando dunque alle donne il loro diritto ad avvalersi dell’IVG.

In merito alla legge l’arcivescovo Bruno Forte di Chieti-Vasto, in un intervista a Repubblica, ha parlato di «adozione prenatale» come alternativa all’aborto generando, però, la protesta dei Giovani Democratici Abruzzo.

Sui diritti c’è sempre molta discussione perché dovrebbero riguardare tutti i cittadini. I pensieri sono sempre vari, ma il tema dell’aborto inizia ad infilarsi nel dibattito pubblico negli ultimi mesi della legislatura. Probabilmente vari partiti politici si schiereranno durante la campagna elettorale delle politiche del 2023 anche su questo tema: informarsi ed andare a votare servirà anche per decidere il futuro del diritto all’aborto nel nostro paese.

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