Il voto: diritto o privilegio?

Italiani di seconda generazione

La data tanto attesa dagli italiani durante le vacanze estive è alle porte: domenica 25 settembre 2022 si voterà per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Una tornata elettorale che, a prescindere dall’esito, cambierà per sempre la storia del nostro paese.

Per settimane su giornali, televisioni e social non s’è parlato d’altro che delle impreviste elezioni, con la rosa di politici protagonisti delle varie tempestive campagne elettorali. Anche questa volta, però, sono finite sotto al tappeto le questioni che rendono il suffragio universale, caposaldo della nostra democrazia, non così universale. In particolare, sono due le categorie che vedranno il proprio diritto di voto ostacolato, se non totalmente annullato: gli elettori che vivono in una città diversa da quella di residenza, e i cosiddetti italiani senza cittadinanza.

Sono 4.9 milioni, infatti, gli italiani maggiorenni fuorisede. Studenti universitari e lavoratori, componente fondamentale per i risultati delle elezioni, colpiti in maniera diretta da un vuoto legislativo abbastanza clamoroso: non esiste, ad oggi, una legge che permetta loro di votare dal domicilio o semplicemente attraverso corrispondenza, come faranno gli altri 5.806.068 connazionali residenti all’estero.
Non potendo votare a distanza, è necessario che essi rientrino presso la residenza domenica 25 settembre, affrontando viaggi spesso molto lunghi, su mezzi pubblici, con l’annesso dispendio economico e di tempo, molto raramente coperto da università e datori di lavoro. 728.000 sono le persone che ipoteticamente percorrerebbero uno spostamento complessivo (andata e ritorno) tra le 4 e le 8 ore; altre 452.000 tra le 8 e le 12 ore ed addirittura 681.000 quelle che affronterebbero una distanza superiore alle 12 ore di viaggio.
Per incentivare lo spostamento, in occasione delle elezioni, le compagnie ferroviarie e di volo hanno messo a disposizione vari sconti per ammortizzare la spesa sui biglietti acquistati dagli elettori fuorisede. Stando agli ultimi sondaggi, comunque, queste riduzioni non sembrano aver sortito gli effetti sperati dal governo. Dovendo tutelare il diritto al voto, sarebbe stato più opportuno che dalle aule del parlamento arrivasse una proposta per il rimborso totale del viaggio, considerando anche che diversi elettori dovranno combinare varie tratte per poter raggiungere la residenza.

La verità è che, al di là della privilegiata fetta di fuorisede che riuscirà a spostarsi per votare – comunque modificando i propri piani e rinunciando a fondi ed impegni -, tanti, soprattutto tra i giovanissimi, rimarranno lontani dalle urne per obbligo o volontà.

Più fortunati, paradossalmente, sono i quasi sei milioni di italiani residenti all’estero e iscritti all’Aire, che voteranno inviando le schede elettorali al proprio ufficio consolare. Figli e nipoti di emigrati italiani, nel caso in cui abbiano ereditato la cittadinanza italiana, avranno dunque vita più facile rispetto ai fuorisede nel decidere le sorti politiche del nostro paese. Una stranezza legislativa a cui nessuno sembra però essere interessato a mettere mano, almeno nel futuro prossimo.

Anche gli italiani di seconda generazione sono inclusi in questo ampio discorso: cinque milioni di stranieri residenti in Italia, privi di cittadinanza, non potranno decidere sulle sorti del paese in cui vivono da decenni. Nemmeno a molti dei loro figli, nati in Italia o trasferitisi in tenera età, sarà concesso di votare. Considerando che qualsiasi politica potrebbe incidere sulla loro vita in Italia sotto più punti di vista, è invalidante che una porzione così importante della popolazione non possa veicolare o essere partecipe della cosa pubblica dello Stato. Le esigenze di milioni di giovani figli di immigrati, condannati da una cittadinanza che non arriva – anche per colpa di una complessa e costosissima macchina burocratica – , saranno in parte silenziate poiché non potranno esprimersi tramite il voto. Diritti civili, cambiamento climatico, investimenti sulle scuole, ma soprattutto Ius Soli e politiche immigratorie: al confronto su tutti questi temi è mancata e mancherà la voce di milioni di italiani di seconda generazione.

I millenials e la generazione Z, dunque, sembrano essere i più penalizzati da queste elezioni a sorpresa, anche se per assurdo i partiti sono addirittura sbarcati su TikTok per attirare la loro attenzione, nonostante le evidenti difficoltà verso le quali è stata riposta una misera attenzione. Ad oggi, il diritto di voto continua ad assomigliare sinistramente ad un privilegio.

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